Di seguito l'intervista alla nuova allenatrice del Genoa Ilaria Leoni, a cura di Alessio Semino per il sito buoncalcioatutti, redatta l'altro ieri (lunedì 13 luglio). Non ho letto né scuse né un "mi spiace" rivolto ai tifosi e alla città per quel che concerne evidentemente la stagione passata, ma la nostra ha dichiarato di sentirsi in debito con noi; cosa che non mi accontenta, ma è certamente la meno peggiore delle scelte in quanto a comunicazione. Per il resto, direi che meritino una sottolineatura queste sue affermazioni: "Non ci si deve arrendere mai su nessun pallone e in nessuna partita. Credo molto in questa squadra”, e "L’identità del Genoa e della nostra squadra dovrà essere quella di una squadra che ha una mentalità aggressiva, che lotta su ogni pallone riconquistando subito a palla persa, che non si arrende mai e che dovrà divertire cercando di dominare il possesso perché il calcio per me nasce come un gioco e come divertimento, motivo per il quale dobbiamo cercare di giocare il più possibile a calcio”. Parole importanti, positive e forti, che per quel che mi riguarda si vanno ad imprimere come un marchio, e che non dovranno essere mai tradite; per cui nessun alibi su eventuali momenti di chissà quale stanchezza, paura, incertezza, o quant'altro: qualora infatti si venissero a palesare determinate situazioni, un'allenatrice che parla in questo modo non dovrà fare altro che dichiarare pubblicamente e con fermezza che avremo sbagliato e/o che qualcosa non sta andando come dovrebbe, che chi tifa o segue le ragazze non merita questo, e via discorrendo. Infine, mi piace soffermarmi sul suo dire che dovremmo cercare di giocare a calcio il più possibile (discorso su cui tornerò più avanti, anche perché questo attribuire al Genoa - di solito più per slogan che per altro - esclusivamente delle caratteristiche di grinta, tenacia, etc.; personalmente è cosa che mi va stretta). Bene: se e quando vedrò concretamente tutto questo, comincerò pian piano a crederci, a dare fiducia.
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Ilaria posa con la maglia 25/26 a Villa Rostan (fonte/credit foto: Instagram ufficiale)
La
società e la Responsabile Marta Carissimi hanno scelto di ripartire
dalla vice allenatrice dello scorso anno,
quella Ilaria Leoni che con le giocatrici ha già instaurato un
legame stretto, forte, spontaneo. “Come
hanno sempre detto anche le calciatrici, per me possono chiamarmi
anche Ilaria, tanto c’è sempre il rispetto alla base”
spiega
ai microfoni di Buoncalciaoatutti la
nuova guida tecnica rossoblù in questo lunedì che spalanca le porte
della nuova stagione. Ma
se lo aspettava Ilaria Leoni di essere scelta come allenatrice del
Genoa Women? “È
un ruolo che ho già ricoperto in passato, con l’Arezzo Calcio
Femminile per un anno e mezzo e poi come allenatore della Primavera,
sempre ad Arezzo. Non mi aspettavo la chiamata della direttrice, sono
stata un po’ sorpresa quando ha fatto il mio nome, però a me le
sfide piacciono e le sfide sono fatte per essere superate, quindi ho
detto subito di “sì” per intraprendere questo viaggio insieme”.
Visto
che lei ha alle spalle l’esperienza dell’anno scorso qui al Genoa
Women, quali molle vorrà cercare di fare scattare in questa squadra
per cercare di raggiungere un obiettivo che può essere riportare il
Genoa Women dove merita? “Non
nego che è ancora una ferita aperta perché tutti noi avremmo
preferito rimanere in Serie A, sicuramente è stata un’esperienza
che ci porteremo nel nostro percorso. Come ho detto pochi giorni fa,
sento di avere veramente un debito nei confronti del club e dei
tifosi per l’amore e la passione che ci hanno sempre trasmesso,
quindi cercheremo insieme allo staff e insieme alle ragazze di
portare la squadra dove merita. Mi fa tantissimo piacere che tante
ragazze siano rimaste perché secondo me hanno veramente grandi
qualità. E mi fa anche piacere che tante giocatrici proseguano il
loro percorso nella massima serie. Sicuramente è una squadra
competitiva e per questo dobbiamo lavorare ogni giorno, cercando di
toglierci tante soddisfazioni e soprattutto far coinvolgere e
divertire più tifosi possibili per farli venire allo stadio”. C’è
il rischio che qualche scoria della scorsa stagione possa
condizionare un po’ questo avvio, questo approccio alla Serie B
oppure pensa che possa prevalere la voglia di rivincita?
“Secondo
me la voglia di rivincita perché già subito a fine stagione ci
siamo radunati e tante ragazze volevano subito riportare il Genoa
dove meritava. Ovviamente la ferita era aperta, sarà stata aperta e
rimarrà aperta per un bel po’, ma dovrà stimolare una voglia di
rivincita in tutte le partite, quella voglia in più di riportare il
club ai massimi livelli”.
Il Genoa
Women,
con la retrocessione, ritrova un campionato di Serie B Femminile
parecchio mutato nella forma e nel regolamento. Intanto le squadra
sono quattordici e, soprattutto, sale direttamente in Serie A Women
solo la prima in classifica. In
tal senso, che campionato si attende la nuova allenatrice rossoblù? Il
format è cambiato, non ci sono più tre promozioni, ma solo una, e
ci sono meno squadre. Sarà ancora più avvincente, ma sappiamo che
sarà un campionato in cui tante squadre vorranno provare a salire in
Serie A. Credo Lumezzane, Bologna, RES Donna Roma e Cesena su tutte,
ma sicuramente altre squadre potranno dire la loro perché ho visto
dal calciomercato che tante giocatrici di buona qualità si sono
accasate in diverse squadre, quindi sarà un campionato omogeneo.
Questo non vuol dire niente perché, massimo rispetto per tutti, ma
noi andremo forte in tutte le partite e in tutti gli allenamenti
perché è da lì che si parte per portare alla domenica la massima
determinazione e la massima mentalità e aggressività per lottare su
ogni pallone e non mollare mai. Questi sono sempre stati i miei
princìpi e li ha anche l’identità del Genoa, quindi mi rispecchio
bene in questi. Non ci si deve arrendere mai su nessun pallone e in
nessuna partita. Credo molto in questa squadra”.
Amore
e passione del tifo rossoblù verso il Genoa sono stati la prima
immagine che è balenata in testa ad Ilaria Leoni quando ha risposto
positivamente alla proposta della Responsabile Carissimi. “Non
ho tentennato, ho detto subito “sì” perché per me è una sfida
in un club importante e ambizioso, ma le sfide sono fatte per essere
accettate e per cercare di portarle a termine. La Responsabile ha
semplicemente detto le parole dell’anno scorso, che crede in me e
che aveva fatto un’attenta valutazione sulle mie competenze e la
mia capacità da diversi anni, quindi spero di ripagare la sua
fiducia”. Ha
già un’idea di quale assetto tattico sceglierete? E prima ancora
dell’assetto tattico: che tipo di squadra per atteggiamento in
campo vorrà vedere? “Non
dovrà essere sempre uguale, ma imprevedibile anche agli occhi delle
squadre avversarie e quindi, più che un sistema, sarà importante la
funzione della giocatrice in base al ruolo in campo, sarà più uno
scegliere uno spazio che un ruolo predefinito. Sicuramente devo
vedere le giocatrici, le loro caratteristiche e da lì imposteremo
poi il sistema abituale che potrà essere flessibile e cambierà
sicuramente. L’identità del Genoa e della nostra squadra dovrà
essere quella di una squadra che ha una mentalità aggressiva, che
lotta su ogni pallone riconquistando subito a palla persa, che non si
arrende mai e che dovrà divertire cercando di dominare il possesso
perché il calcio per me nasce come un gioco e come divertimento,
motivo per il quale dobbiamo cercare di giocare il più possibile a
calcio”.
Sembra
che non ci siano tante donne che fanno le allenatrici, numeri alla
mano. Come mai? Secondo lei è un limite del calcio femminile che si
appoggia ancora troppo al mondo maschile a livello di guide tecniche?“Sicuramente
negli anni il numero è incrementato, ma non ci sono – è vero –
tante donne che praticano ruoli non solo di allenatrice, ma anche di
preparatrice atletica o match analyst. Negli ultimi anni si è un po’
evoluto. È anche vero che il calcio femminile sta prendendo forma
maggiormente negli ultimi anni. Ora è cambiato per fortuna anche il
punteggio per accedere all’UEFA Pro, perché per una donna non era
semplice, anzi quasi impossibile accedere. Infatti in poche hanno
l’UEFA Pro. Probabilmente anche per punteggio non è semplice
trovare ragazze o donne che fanno le allenatrici. Passo dopo passo
l’Associazione Italiana Calciatori ha cambiato i parametri e si
vedono più donne intraprendere questa carriera. Per me è un
motivo di grande orgoglio, è sempre stato un sogno fin da piccola
prima di diventare calciatrice professionista. Non ci sono riuscita
perché il professionismo è arrivato due anni dopo
che ho smesso di giocare, ma la mia voglia è rimasta quella di
arrivare a diventare allenatrice professionista e questo mi emoziona
tutt’ora. È un orgoglio sia da parte mia sia da parte della mia
famiglia perché hanno creduto tanto in me e questo aspetto mi fa un
po’ emozionare”.
Confermerete
la Sciorba come stadio e questo da un punto di vista ambientale non è
secondario, anzi è un dettaglio importante perché avvicinerà
sicuramente ancora più gente al Genoa. C’è un messaggio che vuole
lanciare ai tifosi cercando di trasmettere anche fuori da questa
intervista questa sua emozione che sta manifestando, l’emozione di
aver avuto questa opportunità in una piazza importante che negli
ultimi anni ha creduto nel movimento calcistico femminile, cosa che
non è scontata…“No,
assolutamente non è scontata. I tifosi Genoani per l’amore che
hanno per questi colori rossoblù e per la città hanno dimostrato
amore anche per il calcio femminile. Per questo spero vivamente di
trovare tante persone allo stadio che tifano come hanno fatto anche
questa stagione perché per me è stato veramente emozionante vedere
ogni partita così tante persone che gridavano e facevano il tifo per
la nostra squadra, che diventavano l’uomo in più in campo. È
stata veramente un’emozione grande per me e per tutte le ragazze:
spero di trovare veramente tante persone ancora in questa stagione”.
Si
passa, a questo punto, ad elencare le prossime tappe della ripartenza
stagionale del Genoa Women.
“Giovedì
16 luglio iniziamo le visite mediche e poi con lo staff facciamo le
valutazioni mediche e fisioterapiche di area performance. Poi il 20
luglio iniziamo
subito il primo giorno di allenamento in campo e da lì stiamo
programmando altre amichevoli. Quelle già confermati sono il 7
agosto contro
il Como Women (Serie A) e il 13
agosto contro
il Como 1907 (Serie A). Andremo in ritiro dal
2 al 13 agosto a
Sondalo. Questa è la prima parte di programma, ma ho in mente di
fare altri amichevoli e stiamo definendo il tutto“.
Che
tipologia di innesti vorrete andare ad inserire in rosa, che tipo di
caratteristiche dovranno avere? E seconda cosa: quanto è importante
aver confermato un blocco di 14 calciatrici dall’anno scorso, che
pur sapendo quante cose cambino dal passaggio dalla Serie A alla
Serie B hanno deciso di rimanere e – immagino – provare a
riportare in alto il Genoa Women?“Diciamo
che è da tre anni e mezzo che è stata costruita una struttura
solida e ben organizzata. Spesso si viene giudicati in base a quello
che si vede, in base ai risultati, soprattutto allenatore e addetti
ai lavori, però non può essere solo quello che cancella tutto
quello che è precedentemente stato fatto. Tante giocatrici sono
rimaste perché hanno veramente amore e credono fortemente nel
progetto e nei valori del club. Sono tutte ragazze importanti e con
ottime caratteristiche, motivo per il quale sono veramente felice che
siano rimaste tutte. In
più sono contenta dei nuovi acquisti perché sono veramente acquisti
mirati, con grandi potenzialità. Tironi,
una delle ultime, è giovane ma molto interessante. Rizzon,
la conosciamo, ha giocato in Serie A come difensore centrale del
Como Women arrivato a metà classifica e ha fatto un campionato
straordinario. L’ultima è Cappelletti, altro profilo di grande
valore sia umanamente che in porta. Tutte le giocatrici che sono
state confermate daranno quel qualcosa in più per far sì che la
squadra possa tornare dove merita”.
Ha
parlato di portiere e mi è venuta in mente un’ultima cosa di cui
parlavamo anche con la Responsabile Carissimi. Lei avrà anche il
compito di valorizzare una giocatrice come Annalisa Ruotolo, che ci è
parso di capire sarà stabilmente in prima squadra. Lei, anche da ex
portiere, avrà il compito di lanciare una giocatrice di cui si parla
già molto bene adesso pur avendo solo sedici anni…“Sì,
Annalisa la vedo come il futuro portiere della Nazionale del calcio
femminile italiano. Non nego che io l’ho vista due anni fa alle
selezioni territoriali e già da lì mi sono innamorata
calcisticamente parlando perché è una forza della natura. Secondo
me due anni fa già sapeva benissimo come stare in porta, già da
adulta, e sono veramente felice di averla allenata già l’anno
scorso. Quest’anno sia in pianta stabile in una prima squadra. A
mio avviso l’età è sempre un numero e l’importante è quello
che uno fa in campo perché è il campo che parla sempre, quindi è
giusto che Annalisa abbia questa opportunità per cercare di provare
a prendersi un posto anche da titolare in questa squadra. E questo
vale per tutte le giocatrici del settore giovanile perché ci sono
profili importanti, è giusto valorizzarle e portarle in prima
squadra”.
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