lunedì 16 febbraio 2026

(14/02/2026) Serie A Women 25/26, quattordicesima giornata: TERNANA - GENOA 3-1 (il postpartita)

 
Le fere esultano dopo il pari (fonte/credit foto: sito ufficiale)

14/02/2026
Serie A Women 25/26
Quattordicesima giornata
Ore 12:30, Stadio Moreno Gubbiotti (Narni)
TERNANA - GENOA 3-1
(10’ Bahr, 28’ Pirone; 60' Massimino, 79' Pirone)

TERNANA (4-3-1-2; all. Mauro Ardizzone) - Schroffenegger; Martins, Pacioni, Massimino, Peruzzo; Pastrenge (55' Petrara), Ciccotti, Regazzoli (68' Di Giammarino); Pellegrino Cimò; Pirone, Gomes. A disposizione: Ghioc, Ciccioli, Breitner, Corrado, Lazaro, Porcarelli, Labate, Vigliucci, Eržen, Ripamonti. 

GENOA (4-3-3; all. Sebastian De La Fuente) -  Forcinella; Vigilucci, Lipman, Di Criscio, Hilaj; Ferrara (82' Monterubbiano), Cinotti (69' Giacobbo), Mele (46' Curraj) st; Georgsdottir (82' Bargi), Bahr, Acuti (69' Sondergaard). A disposizione: Korenciova, Bettalli, Abate, Cuschieri, Giles, Bargi, Monterubbiano, Massa, Lucafò. 

Arbitro: Urbani
Ammonite: Peruzzo, Mele.

Facciamo un passo indietro. Nei giorni precedenti alla partita, sull'instagram ufficiale del Genoa esce il video di cui in seguito (a cura di Giacomo Brunetti per cronachedispogliatoio) diviso in due parti: la prima (qui) intitolata "il Genoa si allena in riva al mare", mentre la seconda (qui) "Il Genoa vince fuori dal campo", e una volta precisato che non mi risulta ne esistano altre, vado a disquisire di queste.

(fonte/credit: Instagram ufficiale)

Contenuti (o format) del genere hanno fondamentalmente lo scopo di valorizzare una determinata immagine dei Clubs in questione (che oramai agiscono come delle vere e proprie aziende), non solo trascurando quegli aspetti che potrebbero farne mettere in discussione progetto e attività, ma anche ponendo in risalto tra una cosa e l'altra i principi più in voga nella cultura vigente e nella società della competizione, degli slogan motivazionali e della corsa alla scalata e all'affermazione sociale (se "sali" riesci, se no hai comunque fallito), quali ad esempio le performance oltre il campo - quelle di vita - delle giocatrici che si laureano tra mille sacrifici (pur se non è questo il caso), e/o gli aspetti che possono stimolare le altrui sensibilità, ovvero quelli inerenti l'impegno verso la tutela del prossimo, l' "aiuto dei più deboli", e via discorrendo; per cui né sono stupito di quel che ho visto, né ho l'intenzione di tentare di minare le sopracitate fondamenta, però di puntualizzare e aggiungere "qualcosina", assolutamente si.

Tra un De La Fuente che fa poco più di un paio di battute e sparisce (e ci torneremo), alcune immagini di allenamento che con un certo tipo di montaggio arrivano addirittura a sembrare suggestive, e un Ilaria Leoni completamente assente, la D.S. Marta Carissimi intraprende un breve excursus a riguardo del nostro percorso di crescita, facendolo partire dal primo anno di B (stagione 22/23), che coincide proprio con il momento in cui Marta fece il suo arrivo nel Club (ottobre 2022); ma al netto di alcuni concreti e importanti cambiamenti in positivo che squadra e ambiente hanno avuto lungo il periodo da lei citato, la nostra "si dimentica" di accennare anche solo minimamente della situazione antecedente, se non per dire che era un contesto "destrutturato", sottolineando inoltre che grazie alla sua presenza vi è stato l'aumento del personale (staff) da 4 tesserati ai 22 odierni, e questi ultimi tutti e tempo pieno. 

Allora, in gergo simil-calcistico colgo la palla al balzo passatami involontariamente da Marta per fare presente un pò più nel dettaglio che prima del suo arrivo esisteva già da tre anni (2019) la prima squadra, passata nel giro di una stagione dall'eccellenza regionale alla Serie C, dove il primo anno (20/21) arrivò terza, e in quello successivo seconda (dietro l'Arezzo), per poi salire di categoria grazie all'acquisizione del titolo sportivo del Cortefranca (promozione che per inciso avrei preferito ottenere sul campo, ma questo è). Gli allenatori, nel durante e fino agli esordi in B, sono stati prima Luca De Guglielmi, e poi Marco Oneto (che ringrazio entrambi, e saluto), seguito per l'appunto da Antonio Filippini, chiamato dalla stessa Carissimi per subentrare dopo dodici giornate. Ma siccome oggi sono particolarmente in vena, dirò anche di più: prima della creazione della prima squadra, per 5 anni (dalla fondazione, nel 2014) abbiamo avuto per l'appunto "soltanto" le giovanili, là dove si sono formate valide e dignitose - e quasi sempre genoane - giocatrici che la stessa direttrice ha potuto - e in tre casi ancora può - conoscere e gestire, tra queste: Parodi, Abate, Lucafò, Macera, Campora (e loro si che volendo potrebbero essere definite facenti parte di un gruppo che nel giro di un paio d'anni e mezzo si è ritrovato ad essere "destrutturato").

E' su queste basi che l'attuale D. S. è potuta arrivare e poter aggiungervi del suo, nei fatti avendo la possibilità di intraprendere per la prima volta il percorso di dirigente/responsabile dell'area Women (ottenendo l'abilitazione UEFA di direttrice sportiva nel gennaio del 2024); carriera per la quale certamente il Genoa avrebbe potuto rappresentare - e tutt'ora rappresenterebbe - un buon trampolino di lancio per "eventuali" passaggi ad altri lidi (società) che quantomeno comunemente vengono considerati di maggior spessore del nostro, e percorso personale che adesso probabilmente si trova a vivere la fase più delicata di sempre, vista la stagione di grossa difficoltà che il Genoa sta attraversando con il nuovo allenatore e il nuovo staff nel campionato di Serie A 25/26. Sarà stato proprio questo uno dei motivi principali che hanno portato la nostra a concentrare le sue dichiarazioni sul ribadire/porre in risalto esclusivamente il fatto che al grifone lato femminile in poche parole c'è un prima Carissimi e un dopo Carissimi? Ma al di là delle ipotesi sulle intenzioni, volente o nolente che sia stata una determinata impostazione della nostra, perlomeno ai miei occhi è apparsa di tipo autoreferenziale, considerate - ripeto - le suddette mancanze nei confronti di chi prima di lei ha costruito la nostra realtà, perché bastava dire - ad esempio - che "la situazione da me (o "noi") ereditata ha comunque fin da subito creato i presupposti per fare bene", o che "ci siamo potuti muovere su delle buone basi poste da chi era già al lavoro nel Club", o altro di simile. O sbaglio?

DE LA FUENTE/DE ROSSI, MASSA/VITINHA - Un altro paio di aspetti degni di nota sono questi: Sebastian che - riferendosi ad una sua presunta e parecchio vaga somiglianza con De Rossi - giocosamente afferma che "magari somigliassi a lui": come mai? Considerando gli aspetti strettamente di campo, l'argentino ha raggiunto una promozione dalla B alla A con il Como, e con la Fiorentina è arrivato sia a qualificarsi in Champions, che in finale di Coppa Italia, mentre De Rossi (astuto-capacissimo comunicatore mediatico), cosa ha raggiunto di più? Oppure il "magari" si riferiva allo status di personaggio pubblico che ricopre Daniele? Secondo me è più probabile che sia anche - se non soltanto - perché De Rossi è nel maschile, e allena la squadra maschile, realtà che a mio parere sia dal personale del Genoa Women che dalle stesse giocatrici gira e rigira viene considerata maggiore, superiore, "la prima squadra" (è chiaramente una questione culturale).

Infatti, eccoci alla nostra buona Alessandra (e, volendo, anche alla simpatica Monterubbiano), la quale racconta del regalo di Vitinha alla squadra femminile: la sua maglia firmata, gesto accolto "quasi" come fosse quello di una specie idolo di per sé (e che ci considera pure, con dei saluti in video), poiché non è che nei fatti abbia portato chissà che cosa al Genoa in quanto a "numeri". Provate ora ad immaginare se una come Bargi o la già citata ed ex rossoblù Parodi - che al contrario hanno scritto realmente un pezzo di storia del Genoa C.F.C. - regalassero le loro maglie ai giocatori della squadra maschile: ce li vedete, voi, con gli occhi che brillano? In ogni caso, del "legame" portoghese - ragazze e di cosa ne penso ne scrissi già in questo breve articolo, che consiglio di leggere per unire meglio i puntini del mio discorso, fino al nucleo centrale, che in ogni caso in poche parole è questo: tutto è finalizzato a mostrare al pubblico che la squadra maschile è "legata" alla seconda, o meglio ancora: che è una realtà accessibile anche alle ragazze, che ci da il suo ok, etc.; con tutto ciò che secondo il Club - come detto all'inizio - ne può conseguire a livello di immagine.

Il mio ok, invece, è questo (tenetevi forte): io non sono mai stato dentro al Ferraris, perché non ho un motivo serio per farlo, e ci metterò piede solo ed esclusivamente se e quando ci giocheranno le grife, le quali per esistere, avere seguito ed acquisire ulteriormente dignità e amor proprio, a mio parere non hanno bisogno di nessuna approvazione sottintesa dell'altra squadra, casomai di staccarsene, e camminare da sole, come realtà indipendente, che eventualmente, all'occasione, può avere a che fare con l'altra.

Chiuso tutto questo discorso, lo uniamo però alla gara di Narni, perché crescere o non crescere fuori dal campo nella concezione di noi stesse, significa anche prestazione o non prestazione nel rettangolo verde, e con la sconfitta di sabato, oltre allo spettro della Serie B, diventano sette le vittorie della Ternana su undici gare complessive tra Serie C, B, Coppa Italia ed A dalla stagione 21/22 in poi, per cui la storia continua ad essere nettamente dalla loro parte.

Intanto, come era ovvio che fosse, Sebastian De La Fuente non è stato esonerato, né si è dimesso, e la società - nella persona di Marta - da quel che vedo ancora resta in silenzio, anche perché - per quanto potrebbe incidere - non c'è una piazza che si smuove, che critica, che in poche parole si fa sentire; anzi: mi sa che non c'è proprio, una piazza, a seguire con intensità le nostre. Ma non è attraverso la consapevolezza che Vítor Manuel Carvalho Oliveira ci ha regalato delle magliette, che dovrebbe crescere.

Non so se è chiaro.

Adri

Gli highlights

LA CLASSIFICA
Prime 3 = accesso alla Champion League.
Ultima = retrocessione in Serie B.

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