Premessa "chiarificatrice": ho conosciuto Semino l'anno scorso allo Sciorba nel contesto dell'ultimo gara di Serie B (Genoa - Arezzo 3-3), e abbiamo avuto modo di parlare gradevolmente alcuni minuti sia del lavoro svolto dalla redazione di buoncalcioatutti in direzione grife (con incluso il mio esprimergli il piacere che abbiano cominciato ad occuparsi delle nostre), sia di accennare del mio blog. Diciamo che le mie e le sue posizioni e visioni sul (mondo) Genoa sono chiaramente diverse: loro, oltre che essere giornalisti, sono in stretti rapporti con la società e - per quanto ufficiosamente - ne fungono da canale divulgativo, per cui va da sé che da una parte debbano mantenere un certo "aplomb professionale" e che non "riversino" chissà quale impeto e idee personali nelle loro cronache (in parole povere: per quanto genoani, "devono" comunque narrare in modalità per lo più distaccata, formale), mentre dall'altra tendano ad esprimersi in modi meno critici. Io, invece, sin dall'inizio - e perlomeno ad oggi - svolgo un attività non remunerata (non sono un "professionista"), non ho rapporti con nessuno del Club, e anche qualora mi capitasse di intraprenderne, per indole difficilmente riuscirei a mantenerli, poiché non incline a porre in essere i meccanismi di cui sopra (fa proprio parte della mia concezione di genoanità, che reputo prima di tutto un'idea/attitudine).
Tutto ciò per dire che nelle analisi che di volta in volta faccio degli importanti contenuti portati da Alessio e colleghi, e, volendo, anche di altri (vedasi anche quelli redatti da pianetagenoa), è quasi scontato che i miei punti di vista cozzino coi suoi (o coi loro); ma per quel che mi riguarda - e finché mi andrà di compiere le "analisi" in questione - mettere nero su bianco e pubblicamente queste differenze può solo che portare un arricchimento del dibattito nell'ambiente (e nella cultura) rossoblù.
L'INTERVISTA AD ARIANNA ACUTI
Arianna è una giocatrice seria, e - al di là che sia la capitana - è dei nostri, dentro la causa. Si impegna sempre, è evidentemente dispiaciuta, e lo si è visto anche in alcune immagini di lei dopo le gare contro la Roma e contro il Milan. Detto questo, parto col precisare che non concordo assolutamente con Alessio sul fatto che siccome loro hanno segnato anche grazie a delle deviazioni e noi abbiamo avuto due o tre occasioni il risultato non rispecchi ciò che si è visto in campo (e dallo sguardo di reazione di Arianna, probabilmente lo pensiamo entrambi), concetto che tra l'altro ha ribadito e rinforzato nell'intervistare poco dopo anche De La Fuente. Inoltre, l'affermare che tali deviazioni siano "due e mezzo se non tre" è un tentativo di aggiungere il pareggio della Lazio con Martin agli altri due gol deviati, per alimentare il senso di "sfortuna", quando non solo non ci si dovrebbe mai attaccare alla scarogna, ma Emma - sola in piena area - raccoglie un pallone dopo che Hilaj interferisce su di un cross, ed è anche brava a stoppare con calma e a temporeggiare quel tanto che basta per tirare con freddezza. Questo tipo di narrazione, infatti, a mio parere va "sottilmente" a togliere meriti alle laziali, e a quale pro? Voglio dire: in questo modo, cosa migliora nel Genoa e nella nostra cultura? Ecco poi che arriva l'1-2, con Le Bhian che viene lasciata sola da Cuschieri che va a raddoppiare su Visentin, riceve palla, ed ha tutto il tempo di inquadrare la porta, tirare, e imbeccare la prima deviazione delle due: io mi concentrerei sull'errore difensivo, più che sul resto. no? Sull'1-3, c'è un'errata valutazione di Alma che invece di intercettare il pallone in anticipo su Piemonte (il cui gol è bellissimo, muscolare) le da una mezza spallata, mentre a fianco c'è pure Vigilucci, con il risultato che in due non ne abbiamo fatta mezza (Lipman in panchina, ricordiamolo ancora: il motivo?). L'altro gol laziale figlio di una deviazione è infine quello di Goldoni, dove tutta la nostra retroguardia è concentrata sulla propria sinistra seguendo l'azione biancoceleste, compresa Di Criscio, la quale non vede l'arrivo di Eleonora, ma anche Lie Eghdami, che trotterella e neanche lei se ne accorge, e l'unica ad intervenire è proprio Arianna. E questo sarebbe il risultato che non dice il vero? Ma si osservino le laziali che ci fanno a fette, si osservino i loro movimenti, i tempi, l'attacco alla profondità di Visentin, il colpo di tacco, e la nostra dormita colossale.
Concordo invece pienamente con Alessio nel suo affermare che dopo il gol ci siamo abbassate e che è li che abbiamo perso la partita, se non fosse che non è che loro a quel punto "hanno messo la freccia": noi non abbiamo nessuna gestione del pallone e dei ritmi di gara in fase di possesso, per cui che si segni o meno, non sappiamo fare altro che chiuderci e attendere; infatti, non condivido le parole della nostra Acuti quando dice che quello che ci manca è il saper concretizzare: si, certo, anche quello, ma del gioco e della sua assenza, non ne parla, come del resto non lo fa Alessio, né con lei, né con il mister argentino.
L'INTERVISTA A SEBASTIAN DE LA FUENTE
Ed eccomi per l'appunto a dire qualcosina anche sulle dichiarazioni di Sebastian, ripubblicandole dopo un pò di tempo che non lo facevo; e infatti, una volta postato questo articolo, continuerò a non farlo, fino a quando non dichiarerà apertamente alla città di Genova e ai tifosi le sue responsabilità personali e/o non chiederà scusa per i risultati e le prestazioni della squadra, a prescindere anche dal risultato di Narni di sabato prossimo (Narni, si, non Terni). Inoltre, tra le sue parole pregara (quelle che vengono pubblicate sull'Instagram ufficiale) e quelle postgara come queste di cui sopra, in linea generale non dice quasi mai niente di concreto, di tattico: è fumoso, vago, trattenuto (seconde palle, sfortuna, dobbiamo migliorare, dobbiamo lavorare per portare punti a casa, etc.), e continua ad affermare concetti ed esprimere principi che una persona che allena il Genoa non si dovrebbe neanche figurare. Sentirlo dire che mentre non abbiamo costruito niente di valido "ci mancano 5 centesimi per fare un euro" (e che addirittura lo dice alle ragazze, ed è divertito), o che "abbiamo fatto una buona gara" e "ci è mancato qualcosina per portare l'episodio a nostro favore", per quanto si sia capito da tempo il suo modo di comunicare, lascia comunque basiti: è questa la realtà che vogliamo essere? Ma non solo: ha dichiarato che non può credere che la squadra che allena dopo 7 o 8 minuti si possa sedere, e che non lo può credere perché significherebbe che allena una squadra che non ha chiaro quale è il nostro obiettivo. Ciò è ai limiti del surreale, sembrano le parole di una persona che non ha mai visto il Genoa women e gli viene raccontato di quello che le ragazze fanno in campo. Ma come: da quando è arrivato non fa altro che proporre un non-calcio catenacciaro orientato a dei contropiedi che quasi mai riescono (la "squadra operaia" auspicata dalla D.S. Carissimi), in questa stessa intervista poco dopo afferma che dobbiamo aggiungere la bravura di non subire gol ed avere la "sensazione di fortino davanti alla difesa", è alla "guida" di una compagine che applica tale "filosofia" e si chiude sempre dietro la linea del pallone, e all'improvviso dice una cosa del genere? Diverso, invece, sarebbe stato il dire "non dovremmo farlo più". Praticamente, è come se avesse detto che le ragazze non lo ascoltano mentre lui vorrebbe fare e vedere cose diverse (con implicita lavata di mani e scarico di responsabilità esclusivamente su di loro), ma è più probabile che non si sia accorto di questi passaggi, e che se la sia voluta cavare alla buona con un tentativo di frase ad effetto, ma il problema resta comunque, perché in tal caso, te ne dovresti accorgere. Infine, non siamo a tredici partite: siamo a 17 partite con squadre di massima categoria e una di Serie B (il Verona in Coppa Italia), per cui è anche un pò tardino per affermare pubblicamente che non dovremmo avere più la scusa dell'esperienza del salto di categoria.
Grife, ma veramente vi riconoscete in ciò che vi dice?
Adri
Gli highlights
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