Complimenti alla Juventus che ieri sera ha vinto la prima edizione della Serie A Women's Cup battendo la Roma per 3-2, meritando la vittoria fondamentalmente per efficacia, al termine di una partita avvincente e bella soprattutto per le sue fasi giocate sui nervi, ma per quel che mi riguarda sono le giallorosse coloro che in linea generale hanno espresso il calcio migliore, dal quale si evince che c'è un lavoro specifico rivolto si alla praticità, ma anche all'estetica. Staff e ragazze stanno facendo bene (dietro, ad esempio, pare non sentirsi affatto la mancanza di Minami e di Linari - andate via a fine stagione scorsa; anzi, probabilmente le lupe con le loro partenze ci hanno anche guadagnato qualcosa). La Juventus, dal canto suo, è pragmatica e cinica; caratteristiche che come sappiamo un pò tutti fanno parte del loro modo di essere, più o meno da sempre, ma non mi convince in quanto a tenuta/lettura dentro la partita, né evidentemente ne gradisco il gioco, se non a tratti.
C'è bisogno delle idee di Rossettini, così come anche di Piovani (a chi volesse farlo, consiglio di andare a guardarsi interamente questa partita, per capire ancor meglio di cosa sto parlando), ai quali naturalmente spero di tutto cuore che si vada ad affiancare il nostro De La Fuente. E' una questione sociale, di cultura, di pensiero. E' giusto che quantomeno anche la gente che non ha il pallino di voler riempire a tutti costi la propria bacheca per sentirsi esclusivamente vincente, si possa recare allo stadio per emozionarsi/entusiasmarsiosservando la squadra per cui tifa tentare di abbinare la ricerca del risultato a quella della bellezza in quanto tale. Il football è creatività, è una forma d'arte. E l'arte è anche concreta. Però prima va sentita, e poi va saputa generare.
Adri
Gli highlights (spettacolari colpi di Bonansea e Haavi)
Tra ieri e oggi mi sono guardato entrambe le semifinali di Castellammare di Stabia: Roma - Lazio 3-0, e Juventus - Internazionale 2-1. La prima, oltre che ad aver palesato una compagine biancoceleste che perlomeno rispetto alla partita con il Parma giocatasi nel Girone A è stata irriconoscibile, si è rivelata difficile da seguire per via della telecronaca di Federico Zanon (coadiuvato dalla gradevole Martina Angelini), spesso condita da toni e cadenze a mio parere forzati, per dare un senso più "in", "moderno", e accattivante all'evento: cognomi pronunciati rapidamente e/o "allungati" con le vocali aperte ("Giuglianooooaaa"), enfasi costruita, insomma, molti di voi probabilmente sanno di cosa parlo (in ogni caso, un assaggio è nel secondo video in basso). E ci mancherebbe altro, tutto questo lo dico nel rispetto della persona di Federico - e di quelle che comunque sono le sue capacità -, ma aimé, questo è ciò che mi arriva. Del resto, tale tipologia/impostazione di cronaca fa parte di una certa "scuola", che affonda le radici addirittura negli anni 90 (i vari Piccinini, Marianella, etc.), quando le Tv cominciarono ad avere grande potere nel calcio, ragion per cui l'evento sportivo divenne ancora di più uno spettacolo inteso nel senso catodico - e americanizzato - del termine, e contemporaneamente un prodotto da vendere.
Stasera, invece, durante la sfida tra le milanesi e le juventine ho avuto il piacere di trovare le voci narranti di Gaia Brunelli (qui, a sinistra) e Rita Guarino (ex allenatrice di entrambe le squadre), le quali - per quanto servisse - hanno dimostrato che del modo di fare di cui sopra, non ve ne è affatto bisogno, neanche oggi, dove tutto deve essere veloce, "stare sul pezzo", ed essere "migliore". Semplici, tranquille, coi tempi giusti, con ironia leggera, ma anche e naturalmente con la serietà e la capacità di esprimere pareri tecnico-tattici di volta in volta; cosa, quest'ultima, che appena scoperta la presenza di Rita mi ha subito incuriosito e affascinato, poiché mai l'avevo ascoltata disquisire a lungo di una partita di calcio. Sono stato bene, e mi sono divertito nell'ultima mezz'ora, quando le neroblù sono passate all'arrembaggio, ma non mi ha stupito che le zebre si siano trovate per decine di minuti alle corde, perché come ho già scritto nei giorni scorsi, per quel che mi riguarda, è l'Internazionale la favorita di quest'anno per la vittoria dello scudetto, se e quando capirà che lo può essere.
Bellissimi i gol della Cambiaghi e della Schatzer, stupende le parate-salva risultato della bianconera De Jong. Non me ne vogliano i tifosi di Juventus e Roma, ma preferivo una finale diversa.
Dispiaciuto del ritardo di qualche giorno con il quale informo anche qui sul blog dell'avvenuto sorteggio - martedì scorso, 16 settembre - in quel di Castellammare di Stabia (Napoli) degli accoppiamenti delle semifinali della Serie A Women's Cup 25/26, come da titolo, ecco che stasera allo Stadio Romeo Menti il derby Roma - Lazio aprirà la "Final Four", la quale sarà trasmessa in diretta internazionale, nel modo che segue:
IN LINGUA ITALIANAsu Sky Sport e Rai 2, e in streaming su Now TV e RaiPlay. IN LINGUA FRANCESE E INGLESE su W Sport, in questi paesi:Angola, Benin Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Comore, Isole, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Costa d'Avorio, Kenya, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Ruanda, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Socotra, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zaire, Zanzibar, Zimbabwe, Ciad, Gibuti, Mauritania, Mauritius, Sant'Elena e Ascensione, Somalia. Algeria, Bahrein, Egitto, Iran, Iraq,Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Sudan del Sud, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Ciad, Gibuti, Mauritania, Somalia, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Birmania, Cambogia, Cina, Timor Est, Hong Kong, India, Indonesia, Laos, Macao, Malesia, Myanmar, Maldive, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Sri Lanka, Thailandia, Taiwan, Vietnam, Polinesia Nuova Caledonia, Wallis e Futuna, Figi, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Vanuatu, Kiribati, Samoa, Tonga, Micronesia, Isole Marshall, Palau, Nauru, Tuvalu, Nuova Zelanda, Azzorre, Belgio, Cipro, Estonia, Isole Faroe, Francia, Groenlandia, Irlanda, Israele, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Svizzera, Turchia, Repubblica Ceca, Slovacchia,Polonia, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Canada, Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Saint Martin, Haiti, Suriname, Saint Barth, Repubblica Dominicana, Trinidad e Tobago, Venezuela, Isole Cayman, Antigua e Barbuda, Turks e Caicos e Anguilla, Isole Vergini britanniche, Giamaica, Barbados, Santa Lucia, Saint Kitts e Nevis, Bermuda, Curaçao, Grenada, Bonaire, Guadalupa, Aruba, Montserrat, Guyana, Saint Vincent e Grenadine. IN LINGUA INGLESEsu Fox Soccer Plus, in questi paesi: U.S.A., Saint Martin, Haiti, Suriname, Saint Barth, Repubblica Dominicana, Trinidad e Tobago, Venezuela, Isole Cayman, Antigua e Barbuda, Turks e Caicos e Anguilla, Isole Vergini Britanniche, Giamaica, Barbados, Santa Lucia, Saint Kitts e Nevis, Bermuda, Curaçao, Grenada, Bonaire, Guadalupa, Aruba, Montserrat, Guyana, Saint Vincent e Grenadine;e su DAZN in Canada, Portogallo, Spagna,
Olanda, Irlanda, Regno Unito, Polonia, Germania, Austria, Svizzera, Israele,
Giappone, e, di nuovo, nella regione del Medio-Oriente/Nord Africa (o "MENA"; Middle East, North Africa).
Domani, invece, saranno Juventus ed Internazionale a giocarsi la finale.
Come da titolo, ecco un analisi di tre momenti che ho preso a mò di esempio per porre in risalto da una parte dei contesti da risolvere che si vanno ripetendo durante le nostre partite, e dall'altra qualcosa di positivo.
Buona visione su questi schermi.
Adri
Partiamo da una chiara situazione di pressione durante la nostra fase di costruzione, in cui la nostra disposizione - per quanto l'inquadratura permetta di vedere - è buona, sia da parte della Vigilucci che si allarga per ricevere, sia soprattutto da parte della Hilaj, anch'essa pronta all'eventualità di accogliere in qualità di vertice basso. Al contempo, la Fiorentina ci sta subito addosso, e quel che io ne percepisco è apprensione da parte delle nostre, ovvero uno stato d'animo che va oltre quello della giusta tensione/lucidità da avere in casi come questi (e non solo); e probabilmente, a tal proposito è eloquente l'espressione della Di Criscio appena riceve palla. Federica, a questo punto, scarica su Valeria, che appena pressata da Janogy, anzichè "azzardare" un allungo palla al piede, la riconsegna alla compagna, che a sua volta da il via ad una trama in orizzontale, per "sviare", temporeggiare, e carcare un pertugio dalla parte opposta del campo. Una volta che sulla sinistra a ricevere è Curraj, Cuschieri opera un movimento fondamentale di sostegno in casi come questi, là dove la mezzala dovrebbe sempre (e sottolineo sempre) correre in supporto della compagna, anche in modo tale da poter disegnare un "triangolo" i cui vertici sono, appunto, lei, la terzina in questione, ed eventualmente un attaccante esterna che scende anch'essa a coadiuvare. Rachel, però, è braccata da una gigliata, ed Arbenita - di nuovo sulle spine - anziché tentare di servire la Lipmann (ottimamente posizionata) basandosi sulla fiducia della nostre capacità tecniche di gestione - e che a sua volta avrebbe poi potuto servire la Cuschi - spara lungo, dove la Bargi sta arrivando, correndo all'indietro per decine di metri. Risultato: palla persa. Trenta secondi di video da osservare e riosservare, per capire ed assimilare come e quanto le fiorentine ci abbiano annullate in questo contesto, come bere un bicchier d'acqua. "Chi? Genova e il suo football? Vedete di ridarci palla, che qui siete a Firenze".
Vogliamo farne spallucce?
Domanda: quanto e come lavoriamo ad Arenzano sulle situazioni di forte pressione in uscita, dai sincronismi, all'affinamento della tecnica (uno-due tocchi), alla concezione delle tempistiche dentro determinati contesti?
In questo caso, invece, dopo aver nuovamente espresso un giropalla in orizzontale dalle retrovie, con Curraj riusciamo a risolverla sul lungo linea imbeccando dritto per dritto la Acuti (cosa riuscita anche in un'altra occasione, dopo un assist di testa di Bargi), la quale converge - mentre Cuschieri fa un ottimo movimento ad incrociare, per ricoprire la sua posizione - , ma tiene palla fin troppo, e, essendo pressata, preferisce ripassarla all'indietro anziché o a Monterubbiano, oppure ancor meglio alla Hilaj (pochi metri di fronte a lei): Forcinella, quindi, lancia lungo. Di nuovo fretta, e possesso sprecato.
Infine, come detto, un momento positivo delle grife (e che fa ben sperare), verso la fine dei primi venti minuti circa nei quali abbiamo tenuto particolarmente alta la linea, ed aggredito le loro portatrici. Infatti, l'azione che segue termina con la Bredgaard che pensava di svignarsela alle nostre spalle, ma finisce in fuorigioco; e ancor prima, con Bargi in testa, e poi - tra le altre - Cinotti, Cuschieri, e la Di Criscio salita benissimo a giocare di anticipo, l'atteggiamento è buono, anche se tendente al trotterellare all'indietro (ad acquattarci).
FIORENTINA (3-4-2-1;
all. Pablo Pinones Arce) - Fiskerstrand; Orsi, Færge,
Filangeri (72′ Della Peruta); Wijnants (46′ Bonfantini),
Severini, Curmark (46′ Cherubini), Woldvik (46′ Woldvik);
Bredgaard (72′ Catena), Omarsdottir; Janogy. A
disposizione: Johansen, Bonfantini, Catena, Lombardi, Della
Peruta, Bettineschi, Cetinja, Cherubini, Tryggvadottir.
GENOA (4-3-3; Sebastian
De La Fuente) - Forcinella; Vigilucci, Di Criscio, Lipman,
Curraj; Cinotti (71′ Ferrara), Hilaj, Cuschieri (58′ Massa);
Monterubbiano (78′ Giacobbo), Bargi (58′ Sondergaard), Acuti. A
disposizione: Marchetti, Di Bari, Bettalli, Sondergaard,
Ferrara, Giacobbo, Korenciova, Rota, Mele, Massa, Lucafò.
Arbitro:MatteoDini.
Guardalinee: Filippo Balduccie e Simone Iuliano.
Quarto uomo: Giovanni Giannì.
L'esultanza al gol di Cinotti
A differenza di quel che avevo pensato - ed ho poi pubblicato - poco prima dell'inizio della partita guardando i nomi delle undici di partenza, anziché schierarci con un definito 4-2-3-1, De La Fuente ha si optato per una difesa a quattro, ma anche per un centrocampo a tre con Hilaj vertice basso, Cinotti e "Cuschi" Cuschieri mezze ali, Acuti larga a sinistra, Monterubbiano a destra, e Bargi, naturalmente, punta centrale. Ciò potrebbe significare che l'allenatore argentino volente o nolente stia considerando l'idea di ridisegnare la mediana sulle basi della stagione passata (gestione Fossati) e dell'imprinting in essa acquisitosi, ovvero con una grifa (Hilaj, Ferrara, Abate) davanti ad una linea di quattro difenditrici, coadiuvata quantomeno da una mezzala dalle spiccate doti offensive (Cuschieri, Giacobbo, o - proprio come domenica nel finale - eventualmente anche Massa) e una sia di qualità che di maggiore contenimento (Cinotti, Bettalli). E questa sarebbe una soluzione che qualora venisse definitivamente scelta da allenatore, staff e ragazze, potrebbe gettare delle buone basi su cui lavorare (e creare), poiché la rosa in generale offre varie possibilità in quanto a duttilità e soluzioni di gioco, come per l'appunto dal centrocampo in su, là dove più giocatrici ad esempio possono alternarsi anche all'interno della gara nei ruoli di centrocampista/trequartista-sottopunta, come del resto è stato anche contro la Fiorentina, nei momenti in cui la Cinotti saliva in appoggio a Bargi, mentre Cuschieri le "copriva le spalle" (e viceversa).
Giulia Giacobbo (e, in fondo, Federica di Criscio)
Così facendo, pur mantenendo due attaccanti larghe (in questo caso, come detto, Acuti e Monterubbiano), queste potrebbero comunque stringere (convergere), continuando a fare in modo che la trequarti venga occupata in un gioco di alternanza, dinamicità, fraseggio. Detto questo, per quel che mi riguarda non disdegnerei affatto una "dieci classica" che stia di per sè tra le linee d'attacco già ai nastri di partenza, in un 4-3-1-2 nel quale la punta di ruolo (Sondergaard, Bargi) sia supportata da una seconda attaccante, che a sua volta e all'occorrenza possa abbassarsi e definire un 4-3-2-1, e via discorrendo (inoltre: chi esclude che Caterina e Alice non possano convivere in avanti, perlomeno in alcuni momenti della gara?). Al contempo, in scenari di questo tipo, l'apporto delle terzine che arano le fasce sarebbe fondamentale, oltre che gradevole a vedersi (personalmente, è una cosa che mi scioglie).
Il punto, però, ipotesi e supposizioni a parte, è che quel che penso da quando ci vedo scendere in campo è che "non siamo né carne ne pesce", ovvero manchiamo di identità. Ovvio, siamo solo all'inizio, mi si potrebbe dire - e per certi versi sono anche d'accordo - , per cui la giro così: chi vogliamo essere, e con chi? Una delle sensazioni prevalenti in me, infatti, è ad esempio quella che avendo così tante e valide interpreti, si sia palesato per paradosso un problema di scelta. Mi spiego: in queste settimane abbiamo giocato anche a tre dietro soprattutto perché De La Fuente ha premura di non rinunciare ad una centrale tra la Di Criscio, la Lipman e la Di Bari (mai fare a meno di vampiretta!), e ad esse vuole anche aggiungere - poniamo - un esterna in una mediana a 5 come la Vigilucci o Giles, oppure è più che altro per questioni tattico-strategiche? E davanti - escludendo per adesso la staffetta Bargi-Sondergaard, e l'assenza di Rigaglia - quali sono i punti fissi dai quali partire? Rachel, Giulia, Alessandra, Arianna, Valeria? E ancora: vogliamo costruire una squadra che se la giochi più che altro in contropiede, oppure che cominci a girare con precisi sincronismi gestendo le varie fasi della gara, senza rinunciare all'occasione alle sortite di qualità nei capovolgimenti di fronte?
Eppure (finalmente), i primi venti minuti di Bagno a Ripoli ci hanno viste con la linea bella alta, ed aggressive. Poi per un motivo o per un altro è come se la partita mano a mano ci avesse trascinate nelle dinamiche interne alla gestione della gara da parte delle viola. Ciò non toglie che a differenza di altre partite abbiamo tenuto un pò meglio le distanze (tra di noi e tra i reparti), e in particolar modo siamo rimaste in generale sui livelli di un buon ritmo, ma - come avevo ipotizzato - abbiamo sofferto le loro incursioni in area, o dall'esterno, o all'altezza del vertice (soprattutto alla nostra destra, lungo l'asse Vigilucci - Monterubbiano); infatti in un quarto d'ora loro sono andate vicine al gol in almeno un paio di occasioni, e proprio dalla corsia destra è arrivata l'azione dell'1-0, con un assist direttamente da fallo laterale per la Severini, che con un bellissimo gesto tecnico (e muscolare) si è come distesa in volo per servire in area Omarsdottir. Il problema è che noi abbiamo lisciato due volte: una con la Di Criscio - bravissima per tutto il resto della gara - che si è persa Emma lasciando che andasse sul fondo, e l'altra con la Emma nostra (Lipman, prestazione di livello in generale anche per lei), che si è fatta anticipare dalla norvegese. E sia. Primo tempo viola, noi praticamente zero occasioni.
La ripresa, poi, ci ha viste blande fino al loro rigore (che sembrava non vi fosse, e invece molto probabilmente la Severini ha subito un pestone), ma da lì in poi, preso lo stonfo, ha cominciato a vibrare qualcosa, e abbiamo iniziato a cambiare volto. La domanda, a questo punto, che probabilmente in otto esseri umani su dieci di qualsivoglia luogo o cultura nascerebbe spontanea, è: perché?
Emma Severini e il momentaneo 2-0
In ogni caso, la nostra reazione ovviamente è stata un sollievo, ancora testimonia quello spirito di squadra e quel senso di orgoglio di cui già accennai dopo la partita contro l'internazionale (se non fosse che allora era una scintilla, adesso sta crescendo), ma sono state delle folate, di nuovo per lo più figlie dell'improvvisazione, e non solo: la Fiore era sulle gambe e si stava allungando, come tra l'altro afferma (con parole diverse)qui la stessa difensora viola Benedetta Orsi. Fatto sta che mi fa piacere per De La Fuente, il quale ha gestito bene i cambi, soprattutto con oculate scelte in avanti: ottima Sondergaard al momento giusto a dare profondità (e bravissima lei), benissimo Massa per Cuschieri, e Giacobbo per Monterubbiano (entrambe ottime: felice per Alessandra, e per il ritorno alla scioltezza di Giulia rispetto alle uscite recenti).
Meritavamo il pari? Siamo andate vicine ad ottenerlo.
La Fiorentina merita i complimenti? I miei sicuramente.
NORMA CINOTTI - Chi mi legge sa che per me vedere Norma giocare a football è stato amore a prima vista, avendo soprattutto percepito in lei un "non so che", perché non è soltanto una giocatrice di qualità, di quantità, e particolare e speciale per movenze e ritmi (sovente sembra quasi che vada una tacca di velocità in meno rispetto alle altre, mentre in realtà è perfettamente nei tempi), bensì una giocatrice di classe: qui lo dico, e qui lo confermo. E come accade alle persone che eccellono in tal senso, a volte - comprensibilmente - "se ne va", diventando leziosa, o facendo degli errori in impostazione, ma solitamente è una gioia per gli occhi, e il colpo di domenica, dove ha gestito in quel modo il pallone dopo aver corso tutta la partita, e mettendo a sedere la Filangeri (un'altra che apprezzo), chi vuole, provi a fidarsi del sottoscritto: è poco rispetto a quello che se gli gira può fare, e non vedo l'ora di dimostrare che è così, un giorno, qui sul blog, per noi, per lei, per il Genoa. Norma ha 29 anni, per cui ha ancora tempo per fare dell'ultima fase del suo percorso calcistico qualcosa di ancora più prezioso, esprimendo ciò che forse neanche lei, da dentro se stessa, sa di avere da poter esprimere. Ma da fuori io lo vedo, e lo sento.
Da sinistra a destra: Forcinella, Lipman, Hilaj, Vigilucci, Acuti, Bargi, Curraj, Di Criscio, Cinotti, Cuschieri, Monterubbiano (Stadio Curva Fiesole, Bagno a Ripoli, 14/09/2025)
Senza andare troppo nello specifico, il lavoro di supporto al Genoa women da me portato avanti principalmente dentro questo blog, richiede non una mezzoretta di dedizione alla settimana, nè un oretta, nè due o tre; e tale impegno si svolge principalmente nel cosiddetto "tempo libero", ma a volte sostituisce momentaneamente attività legate comunque alla (mia) sopravvivenza, che vengono così procrastinate.
La nuova competizione Serie A Women's Cup, anticipando per sua stessa esistenza l'inizio della stagione calcistica rispetto al solito, mi ha colto nel pieno di quella estiva-lavorativa, che comunque finirà stasera; ragion per cui, fra una manciata di ore avrò modo di organizzare ancor meglio il tempo da dedicare all'attività del covo (compreso il fatto che probabilmente guarderò per la seconda volta la partita di domenica).
Oltre (o assieme a) questi motivi, per quel che mi riguarda il momento storico che la realtà della squadra femminile del Genoa sta vivendo è di enorme importanza, sia ovviamente perché per la prima volta è in Serie A, sia perché le nostre hanno esordito in determinati palcoscenici in un preciso modo. Tutto questo richiede per me ancora più calma e tempo per riflettere sulle questioni di campo (e contesti inerenti), ma anche per guardare me stesso, a prescindere se tutto ciò frutterà nel prossimo articolo un contenuto complessivo di 50 righe, piuttosto che di 400, o se questi verrà letto da dodici persone, piuttosto che da 2.306. La nascita e il progetto della squadra del comparto femminile del Genoa Cricket And Football Club per il sottoscritto ha molto, molto più valore di quanto possano testimoniare le mie attività internettiane, ma queste ultime è giusto che siano al massimo possibile gestite ed espresse con cura, e senza fretta, anziché correndo.
Chiariamo fin da subito una cosa: anche qualora la sfida in arrivo oggi - ore 12:30, diretta su vivoazzurrotv - la si volesse precedere con una giocata prettamente su un piano architettonico-artistico, a mio avviso potremmo dire la nostracomunque, poiché non è che l'esterno della Stazione di Brignole +i Palazzi della Borsa e di San Giorgio, ma anche e soprattutto la scalinata di Via Bologna, siano a priori da considerarsi esteticamente meno gradevoli della Cattedrale di Santa Maria Del Fiore, o di Piazza della Signoria con il suo Palazzo Vecchio. Per non parlare poi della vista di cui si può godere da Piazzale Michelangelo, la quale a mio parere mai e poi mai potrà eguagliare la bellezzache si apre dinanzi agli occhi di chi osserva dalla Spianata Castelletto, né acquietare i tumulti interiori e stimolare le profondità di pensiero quanto la bandiera sullo scoglio di Boccadasse, così poeticamente, romanticamente, e grifonescamente rivolta verso gli spazi immensi del mare.
La Stazione di Genova Brignole
Il Palazzo di San Giorgio
Il Palazzo della Borsa (Piazza De Ferrari)
La scalinata di Via Bologna (Quartiere San Teodoro)
Spianata Castelletto transcendental experience
Boccadasse
E a proposito di mare, tuffiamoci ora negli argomenti di campo. Alla luce della vittoria di ieri della Juventus contro il Napoli (4-0, bianconere seconde nel Girone A con sei punti), siamo matematicamente eliminate dalla competizione (il massimo che possiamo raggiungere, infatti, è quota 4), e sono proprio le viola coloro che battendoci potrebbero "riagganciarle", per poi riuscire a spuntarla attraverso la differenza reti: le torinesi, però, in tal senso sono a + 5 (sei gol fatti e uno subito), mentre le fiorentine sono a 0 (3 gol fatti e tre subiti). Ciò significa che domani dovrebbero asfaltarci con una goleada, e al contempo tenere d'occhio il risultato di Roma - Sassuolo (in basso, classifiche e quadro completo). E di goleade viola noi ne sappiamo qualcosa, visto che ad oggi, l'unico precedente contro di loro in una partita ufficiale è l'impronunciabile1-7incassato in quel di Arenzano nel Girone E della Coppa Italia 22/23, quando le gigliate dopo cinque minuti circa cominciarono a centrifugarci. Anche per questo motivo dovremmo scendere sul terreno dello Stadio Curva Fiesole per mangiare loro le caviglie.
Queste le dichiarazioni pregara dell'ex viola De La Fuente
Finalmente un accenno alla fase offensiva, là dove secondo il mister argentino - giustamente - dovremmo trovare nuove idee, e per farlo serve qualità e bava alla bocca: la prima è forse un allusione alla questione tecnica con cui svolgere il dialogo dalla cintola in su? E se si, tale capacità non dovrebbe essere applicata su un tessuto di trame perlomeno in buona parte già prestabilite? Facciamo così: stavolta "la politica dei passettini" la adotto anche io, anzi: adotto quella dell'immobilità, per cui non aggiungo altri pensieri, e staremo a vedere. Intanto, ieri mattina mi sono guardato tutto il primo tempo della partita delle fiorentine contro l'Internazionale di domenica scorsa all'Arena Civica di Milano, che come sappiamo ha visto vincere per 3-1 le neroblù (che a mio parere probabilmente saranno le prossime campionesse d'Italia): una sorta di 3-4-2-1 con l'immancabile Severini a centrocampo, Catena e Bredgaard a supporto di Hurtig, e Bonfantini sulla fascia destra.
Così:
Fiskerstraand
Orsi Faerge Filangeri
Bonfantini Severini Curmark Woldvik
Bredgaard Catena
Hurtig
Quel che posso dire è che al di là della grossa dormita sul primo gol subito, del contraccolpo dato dal 2-0 arrivato da li a poco, e al netto del dominio interista, nei primi 45 minuti in questione "la fiore" ha comunque dimostrato una discreta applicazione nel giropalla. Tra le suddette, Severini come è suo solito è stata dinamica ed ha gestito i tempi di gioco in mediana, sia nel proporre che nel suggerire (scegliendo le zone di campo giuste in cui muoversi in ricezione), e si è fatta vedere più volte in avanti, in supporto alle azioni di attacco. Catena si è mossa bene anche svariando, e Bonfantini si è proposta altrettanto bene lungo la verticale (non male anche la svedese, per quanto imbrigliata), ma ci sarebbe da sottolineare anche il lavoro propositivo della Filangeri, che in qualità di "braccetta" sinistra si è proposta costantemente. Sicuramente alzeranno la linea, verranno a prenderci in blocco soffocandoci in fase di uscita, e in generale probabilmente si esprimeranno palla a terra nel breve accompagnandosi in questo modo nella nostra area (tentanto di entrarvi con duetti-triangolazioni in zona vertice), o direttamente con imbucate verticali dalla tre-quarti. Segue la lista delle loro convocate (la nostra a quanto vedo non è stata ancora diramata).
Chiudo con i complimenti alla Lazio, che pur se già qualificata alle semifinali, ieri contro il Parma ha giocato una partita stupenda in quanto a impegno ed aggressività, ma importante anche sul piano tattico ed estetico (stanno arrivando: il lavoro di Grassadonia e staff è di alto livello). Il football lo si onora e lo si vive così. Ed è così che si rispetta la gente.
Premesso che la prima parte di questo postpartita (con highlights annessi) si trova qui, vedrò di completare l'analisi della gara contro il Como svoltasi la sera del sette settembre scorso - seconda giornata della Serie A Women's Cup 25/26, Girone B - , e di aggiungervi "un accenno" alle combinazioni che perlomeno in termini di punti ancora ci potrebbero dare modo di giocarcela un pò più semplice per passare il turno come migliore seconda, nonostante di base le possibilità di riuscirci siano ridotte al minimo, oltre al fatto che per fare in modo di innescarle ovviamente dovremmo prima di tutto battere la Fiorentina in trasferta domenica prossima (14 settembre, ore 12:30).
Le grife dopo il pari (Fonte/credit foto:Instagram ufficiale)
SULLA PARTITA (E SU DI NOI) - Il primo tempo è stato (quasi) tutto in mano alle comasche, discretamente brave nei sincronismi, e ancor più efficaci nel palleggio, creandoci ad esempio dei grattacapi in avanti con colei che poi sarà l'autrice del gol, la Madsen, la Kerr, e la presenza della temibile Nischler (che nel secondo tempo, approfittando di uno scivolone della nostra Lipman, sfiorerà il raddoppio). Nel quarto d'ora di pausa prima della ripresa, però, probabilmente è successo qualcosa nel nostro spogliatoio, perché siamo rientrate con più piglio: più aggressive, sveglie, di nervi, alte; ma il tutto è durato per lo più una decina di minuti (per poi riaccadere più avanti, nell'arco temporale che ha preceduto di poco il gol del pari, figlio fondamentalmente di una generale reazione di orgoglio), anche per via di una mancanza di fermi e chiari principi di gioco, di conseguenza alla quale possiamo andare poco oltre a quelle che per l'appunto sono delle impennate scaturite da un certo impeto, e a quella che per la maggior parte è improvvisazione; ma del resto, il rinunciare all'iniziativa e il "cavarsela eroicamente stringendo i denti" è una prevalente caratteristica propria anche della compagine femminile, che si trascina da anni, a prescindere evidentemente dagli avvicendamenti in panchina e dai cambi interni alla rosa: a mio parere, infatti, è un discorso attitudinale/culturale, insito nel nostro Club/ambiente (tema che forse tra non molto approfondirò, dedicandovi un articolo).
E anche a tal proposito, riporto in seguito le dichiarazioni di De La Fuente nel dopo gara pubblicate sul sito Pianetagenoa1893.net (del cui lavoro ho rispetto, e dal quale chiaramente a volte attingo le notizie), là dove balza all'occhio - sia nell'introduzione che nelle affermazioni dello stesso allenatore - il concetto secondo il quale pareggiare a Como è stato comunque e solo che positivo, poiché quasi inaspettato, in quanto implicitamente eravamo a priori le sfavorite: riuscire ad uscire imbattute, a fare loro il mezzo sgambetto (e provare a dare del filo da torcere anche alle viola), oppure se c'era da aspettarsi una prova di carattere delle nostre nella ripresa anziché di sviluppo delle trame,dopo non aver prodotto quasi nulla in avanti nel primo tempo; o - ed è ora il caso di De La Fuente - l'affermare che "va bene così".
E ciò va a braccetto con quel che si può leggere altrove (scorrendo in fondo alla cronaca), ovvero nello specifico di una certa esperienza che a tali livelli le comasche avrebbero rispetto alle nostre, e ci mancherebbe, probabilmente mi sbaglio io, ma non capisco bene dove tale differenza di maturità si andrebbe ad annidare, visto che nel rettangolo verde, domenica sera, tra le undici di partenza e le subentrate, noi, con indosso la nostra maglia e sul petto il nostro stemma, avevamo donne quali - ad esempio - Emma Lipman, Federica di Criscio, Rachel Cuschieri, Arianna Acuti,Giulia Giacobbo, Valery Vigilucci, Norma Cinotti, Alessandra Massa, e Martina Di Bari.
Allora, all'interno naturalmente di una serena valutazione delle reciproche posizioni (leggasi scambio di idee), non sarebbe forse meglio appaiare la consapevolezza che siamo agli inizi di una stagione da giocare a determinate "altezze", con la presa di coscienza che se dopo un ritiro, tre amichevoli e una partita ufficiale, comunque anche a Seregno lasciamo che siano le altre a praticare il Football e riusciamo a "sfangarla", sarebbe anche giusto drizzare le antenne e volere già da adesso qualcosa di più?
Sebastian De La Fuente (Buenos Aires, 06/02/1976)
DA PIANETA GENOA -La politica dei piccoli passi di Sebastian De La Fuente sta cominciando a dare i suoi primi frutti. Oggi le ragazze del Genoa Women hanno conquistato il primo punto contro il Como in trasferta nella Women’s Cup: un risultato incoraggiante in vista del campionato di serie A. Il tecnico rossoblù ha spiegato a Pianetagenoa1893.net com’è riuscita la sua squadra a uscire imbattuta dallo stadio di Seregno.
Un punto conquistato con caparbietà e volontà: dopo un primo tempo con una difesa solida, ma un attacco poco incisivo, si attendeva una prova di carattere delle sue ragazze? "Io penso che una prova di carattere il Genoa doveva darla. In campo abbiamo lottato ogni centimetro di campo e in ogni momento della partita. Nel primo tempo è vero che non abbiamo brillato, ma non è mai mancata la determinazione di andare a fare gol. Nel secondo tempo abbiamo giocato un po’ più alti e abbiamo trovato il pareggio: va bene così".
Il Genoa prosegue le sue “prove tecniche” verso la serie A: si può dire che la squadra è quasi pronta? "Glielo dico a maggio (NDR: ride). Sì, la squadra è pronta e vogliamo mantenere la categoria: ma ci lavoriamo, abbiamo fatto un passo avanti e continuiamo a fare un passo alla volta. Vogliamo lottare in campionato come abbiamo fatto in queste due partite della Women’s Cup".
Ultima partita di Women’s Cup con la Fiorentina: dopo il mezzo sgambetto al Como, la sua squadra è pronta a dare filo da torcere anche alle viola? "Approfitto per dire quello che ho detto oggi alle ragazze: dobbiamo essere una squadra che dà fastidio a tutti. Dovremo dare fastidio anche alla Fiorentina: la nostra crescita però avviene un passo alla volta spero che con la Fiorentina faremo un altro passettino in avanti".
LA QUESTIONE ACCESSO ALLA "FINAL FOUR"
Le classifiche dopo due giornate su tre
Le partite in programma nella terza giornata
La migliore seconda è attualmente il Sassuolo nel Girone C, forte dei suoi 4 punti, che d'altronde sono il massimo che noi possiamo raggiungere. Quindi, per avere delle speranze di passare come migliore seconda senza entrare in un calcolo/gioco di incastri multiplo legato alla differenza reti di più squadre che a loro volta arriverebbero a quota 4, oltre come detto a vincere a Bagno a Ripoli contro la Fiorentina (e con almeno 2 gol di scarto), abbisogneremmo che le neroverdi perdano - e largamente - al Tre Fontane contro la Roma, che le lariane non vincano all'Arena Civica, che la Juventus fondamentalmente non faccia altrettanto contro il Napoli, che il Parma non batta la Lazio, e che la Ternana non batta il Milan.
GENOA (3-4-2-1; all. Sebastian De La Fuente) Forcinella; Di Criscio, Lipman, Di Bari; Vigilucci, Cinotti (79' Ferrara), Hilaj, Curraj; Giacobbo (69' Cuschieri), Acuti (59' Monterubbiano); Sondergaard (69' Bargi). A disposizione: Marchetti, Cuschieri, Ferrara, Giles, Bargi, Monterubbiano, Korenciova, Rota, Mele, Massa, Lucafò.
Arbitro: Lorenzo Massari. Assistenti:Edoardo Maria Brunetti, Marco Sicurello. Quarto uomo:Stefano Laugelli.
Ammonizioni: 21' Giacobbo, 41' Nischler.
In quello che calcolando così, su due piedi, è all'incirca l'ultimo anno solare, ho avuto modo di scrivere della collocazione in campo della Bargi in almeno tre occasioni, sottolineando il fatto che a mio parere è una giocatrice che renderebbe molto di più (il doppio?) se si potesse esprimere negli ultimi 20 metri, e preferibilmente attaccando l'area centralmente, perché è si capace di giocare larga e/o di scendere in appoggio spalle alla porta per favorire i tempi di risalita e le incursioni delle compagne, ma è fondamentalmente una finalizzatrice che abbisognerebbe di "stazionare" e/o essere "accompagnata" nella zona di cui sopra, ancor meglio se in dei contesti di gioco nello stretto: lo è per astuzia/lettura delle situazioni, fisicità, tipologia di corsa. Ragion per cui colgo l'occasione del suo gol di domenica per portarlo finalmente come esempio emblematico/tangibile del mio discorso.
Detto ciò, ho guardato la partita con il Como una volta e mezzo, e di nuovo rispetto alle altre volte ci sarebbe ben poco da dire: siamo una squadra che tendenzialmente lascia l'iniziativa alle avversarie e cerca di ripartire in verticale, con trame e gioco corale che fanno capolino solo a tratti, e che reagisce alzando baricentro e ritmo solo dopo che ha preso gli "schiaffi" (lasciando intravedere le nostre potenzialità). Al contempo, ripeto anche stasera che siamo brave a compattarci nel senso tattico del termine (ottima cosa), c'è spirito di squadra (idem), e affinando ancora di più la questione "contropiedistica" potremmo provare a dire la nostra concretamente nel contesto della lotta salvezza della Serie A che sta per iniziare (week-end del 4/5 ottobre, esordio contro il Milan in casa), ma così facendo, ovvero se i concetti espressi in campo resteranno tali o andranno di poco oltre, non solo rischieremo di soffrire più del dovuto, ma saremo anche e soprattutto molto meno belle di quanto "forse" potremmo essere, e molto probabilmente prenderemo delle scoppole che almeno per quel che mi riguarda preferirei non annoverare nella nostra storia.
Perciò ho patito, due sere fa, e "ok", ma mi sono anche annoiato. Bene stavolta Giacobbo e Acuti insieme che per indole e caratteristiche sono - anche - due trequartiste, ma Giulia ha giocato leggermente più indietro di Arianna, e nel complessivo scenario del nostro scarno sviluppo di gioco, Sondergaard è rimasta sprecata, isolata lassù, con i suoi calzettoni grifosi tirati fin sopra le ginocchia, e tutto dovrebbe fare forché spizzare di testa cosi spesso i lanci da dietro. Sono quasi due anni che commento quelle che in media sono partite che vanno dal raffazzonato, al meno peggio, all'accettabile, al buono, e sono stanco; e così come non do né tolgo patentini che attestano la presunta attendibilità degli altrui pareri calcistici, neanche ne voglio nè mi se ne può sottrarre; perché credo di poter parlare di football in maniera valida (e/o errare) come chiunque altro e di potermi confrontare con chiunque altro, allenatori compresi: faccia a faccia, per iscritto, coi segnali di fumo.
Il Genoa women - al netto dell'impegno profuso dalla ragazze e dallo staff - non sta giocando. Solitamente non pressa né gioca coralmente (pubblico gli screenshot del Como che ci aggredisce in fase di costruzione "costringendoci" a spararla via, e a parti inverse noi quasi mai?), non mette con le spalle al muro le avversarie, non va quasi mai sul fondo, non duetta, non ci sono dai-e-vai né triangolazioni, tiri da fuori, cambi ariosi di versante, uscite repentine da dietro o costruzioni ponderate con la relativa gestione del possesso e dei tempi dello stesso (rallentamenti e accellerazioni), e via discorrendo.
E o scrivo questo, oppure posto degli articoli didascalici, con arbitro, formazioni, assistenti, luogo, orario, e due righe di cronaca alla buona. E la cosa grave, se vogliamo, è che ho anche accarezzato l'idea di farlo, piuttosto che non ripetermi e possibilmente non annoiare chi mi legge. Ma quali contenuti nuovi potrei portare? Sotto col lavoro, ancora, e ancora, per onorare il Genoa come merita. Recentemente una persona mi ha detto che nel femminile purtroppo c'è la tendenza da parte del "pubblico" di accettare maggiormente le sconfitte (o, come due sere fa, le prestazioni di basso profilo): quanto ha torto? Per me una cosa del genere è inconcepibile.
In ogni caso: dirigenza, staff, giocatrici: voi non siete "il Genoa", né siete sopra di esso. Il Genoa è un idea, un entità astratta per la quale in un modo nell'altro tutti operiamo, e che dovremmo incarnare, rappresentare al massimo concettualmente, eticamente e concretamente, e spingere, per darle vita; compreso evidentemente il sottoscritto, che non sono nessuno come voi, però al contempo, in tal senso, ho come voi una funzione, che può avere la sua importanza. Ma siamo tutti di passaggio, mentre l'entità resta, ci trapassa.
Polvere di grifone siamo, e polvere di grifone ritorneremo.
E questa volta parto dal presupposto che - a meno di emozionanti sorprese - il 14 settembre a Bagno a Ripoli (terza giornata della Serie A Women's Cup) la Fiorentina farà la gara, e che gira e rigira, nell'ambiente ciò risulterà accettabile. Ci si rilegge presto, per la parte seconda di questo postpartita.