lunedì 1 giugno 2026

Stagione 25/26: prime riflessioni sulla retrocessione

Comincio da me, che stavolta non sono salito a Genova e allo Sciorba, nonostante mi fossi prefissato di farlo, e ancor più precisamente in occasione di Genoa - Juventus (21/03, qui), ma nel frattempo gli stimoli andavano calando, e questo non tanto per le prestazioni mediamente pessime della squadra, quanto da una parte per naturale "svogliatezza", e dall'altra per un sentimento di estraneità rispetto all'ambiente in quanto tale, come del resto è altrettanto naturale che sia, visto e considerato che fondamentalmente - e a prescindere per l'appunto dalle questioni di campo - mi reputo per lo più un estraneo, per modo di pensare, stile di vita, e quant'altro. Inoltre, così facendo mi sono anche risparmiato di sentirmi combattuto tra il desiderio di cercare qualcuno/a dello staff per avere gentilmente delle spiegazioni sulla situazione tutta, e la sensazione che - anche qualora lo avessi trovato/a - difficilmente ne sarebbe valsa la pena. Per il resto, il mio essermi fermato sin da febbraio con le cronache relative alla squadra è cosa che rifarei dieci volte, foss'anche solo per risparmiarmi la descrizione di determinate partite e - con tutto il rispetto - "imbattermi" in altrui articoli e/o dichiarazioni durante le mie ricerche. Inoltre, così facendo ho avuto la possibilità di sapere chi in un modo o nell'altro è stato toccato da questa mia scelta, tanto da contattarmi in privato per espormi il suo parere, e ciò è stato interessante.

Il primo allenamento della stagione (Arenzano, Luglio 2025). Da sinistra a destra: Monterubbiano, Abate, "treccia magica" Giles, Di Criscio, (dalla Primavera) Rota, "vampiretta" Di Bari, "yo-yo" Mele.

Fatta questa "dovuta" premessa, proseguirei dicendo che retrocedendo in Serie B, in fin dei conti, non abbiamo fatto altro che "tornare a casa", nella dimensione che più si adatta a quella che perlomeno ad oggi è in generale la "nostra" mentalità (e sottolineo: generale mentalità, non i valori tecnici e caratteriali delle singole), perché perlomeno ai miei occhi si è rivelato palese che la realtà tutta del Genoa women non è pronta, né adatta, a certi "palcoscenici", incluso il fatto che non abbiamo la dirigenza e lo staff capaci di meritarseli (per cui il Club stesso, sul cui reale interesse nei confronti delle nostre nutro non pochi dubbi, ma non ne scriverò oggi). Durante quest'annata, in pratica, non ne è stata azzeccata una, e ce ne sarebbe da "camminare" per migliorare; idem per quel che concerne la comunicazione, in quanto a dichiarazioni, a rapporto con il "pubblico" (ma ci arriveremo nel prossimo articolo).

Da sinistra a destra: il collaboratore tecnico Paolo Genovesio, l'allenatore Sebastiàn De La Fuente e l'allenatrice in seconda Ilaria Leoni (fonte: PG)

SQUADRA E STAFF - Ho visto che la quasi totalità dei genoani sulla pagina Instagram ufficiale si è impegnata a deresponsabilizzandole le ragazze per ciò a cui purtroppo quest'anno abbiamo dovuto assistere, tranquillizzandole al limite della coccola, quando al contrario - se la stagione fosse andata bene, o ci fossimo salvate per il rotto della cuffia - sicuramente sarebbero partiti a raffica i complimenti a tutte quante: una contraddizione non da poco, o sbaglio? E invece la responsabilità la si ha sia quando si vince che quando si perde, e non solo: se proprio volessimo dirla tutta, come sappiamo bene è tipica tradizione "pallonara" (e non solo) quella di elogiare chiunque una volta ottenuto un risultato importante: squadra (titolari, seconde linee, chi ha aggiunto positività con la propria energia pur senza mai giocare), personale, società, "coloro che stanno dietro le quinte" (es.: magazzinieri), etc.; e se è vero che ciò viene fatto anche per via di un entusiasmo che tende ad abbracciare idealmente tutto e tutti, volendo ha comunque un suo senso logico, per cui nel "pacchetto" di questa retrocessione dovremmo metterci qualsiasi tesserato/a, a prescindere da chi ha inciso di più, oppure di meno. Così come del resto - allargandomi adesso della questione ambientale tutta - chiunque avrebbe il diritto di dire che anche il sottoscritto (e/o altri che narrano pubblicamente le vicende della squadra), per quel che concerne contenuti e valori non ha apportato il giusto contributo alla causa.

Fatto sta che evidentemente considero fin troppo semplicistico attribuire demeriti solo a mister e collaboratori, perché se le cose sono andate in questo modo, significa che ci sono state delle mancanze  - fossero anche solo una manciata - anche da parte delle grife, e tale aspetto andrebbe preso in considerazione al di là del fatto che lo staff, dal canto suo - e complessivamente - come detto non è stato in grado di costruire/porre in essere niente di veramente valido, con il risultato di presentare sin da subito una squadra priva di reali e validi schemi e di una chiara idea di gioco, e - per l'appunto -  del giusto atteggiamento; vinta al contrario dall'apprensione, dall'insicurezza, e fedele alla filosofia contropiedista del "tirare a campare" sugli altrui errori.

Restando però ancora nello specifico sulle grife e sulle loro responsabilità, quello che in particolar modo mi domando, è: se veramente avevano a cuore di non stare a certi dettami e di interrompere un andazzo così deleterio (anche per il loro percorso personale, individuale), qualcuna ha quantomeno "alzato la voce", oppure - in qualità, nei fatti, di dipendente di una società/azienda - ha preferito voltarsi dall'altra parte per timore di qualsivoglia ripercussione da parte dei cosiddetti "superiori"? Sarebbe infatti così tanto fuori luogo ipotizzare che in una situazione del genere, se non una decina, almeno un paio di giocatrici sarebbero potute/dovute andare a nome di tutte le altre a bussare all'ufficio della D.S. Marta Carissimi (o comunque a parlaci, al di là del luogo) e/o dall'allenatore, per esprimere fermamente le loro perplessità rispetto ai metodi di lavoro e alla disposizione richiesta nel rettangolo verde? Qualora tutto ciò sia accaduto, allora si che potrei affermare che in blocco qualcosa di attitudinalmente importante da parte delle ragazze è stato fatto, perché per il resto - al netto di un' impegno per lo più costante, e di sporadiche eccezioni singole o di gruppo come nella sopracitata gara contro la Juventus - di base abbiamo "giocato" quasi tutta la stagione intimorite e rintanate dietro la linea del centrocampo, con poca aggressività, ed un pressing disorganizzato. Per cui, dinanzi a tutto questo, credo che l'ultima cosa da fare debba essere quella mettere cuoricini e frasi deresponsabilizzanti sotto un post che immortala le - comprensibili ed intoccabili - lacrime di alcune grife (tra cui "Cuschi" Cuschieri, la quale nell'ultima parte della stagione ha cercato di smuovere qualcosa, mettendoci ancora più grinta), perché una cosa è emozionarsi davanti a certe immagini ed immedesimarsi, un'altra è sciogliersi e vittimizzarle, tralasciando tutto il resto.

I TIFOSI - Nei confronti chi più volte ha dato il proprio supporto alle grife durante le partite allo Sciorba, di base provo solo che apprezzamento, ma quantomeno da quel che ho potuto constatare, non c'è stato un minimo gesto di protesta (o critica) rispetto alla situazione della squadra: non uno "sciopero del tifo" come potrebbe essere  - ad esempio - entrare e cantare solo nella ripresa, non un coro, non uno striscione (se non per il contrario, vedasi in seguito): solo un atmosfera di festa, allegria, appoggio incondizionato; e questa cosa si è andata ad aggiungere ad una sensazione che ho da tempo, ovvero che la compagine femminile viene vissuta certamente in modo serio in quanto appunto al presenziare (o come impegno organizzativo, vedi le coreografie), ma anche con fin troppa leggerezza e spensieratezza. A tal proposito, a mio parere è emblematica la scritta che si vede nella foto in basso (apparsa proprio nell'ultima gara di campionato contro la Fiorentina). E' questa la direzione corretta? Dal mio punto di vista, no.

(Fonte/credit foto: Instagram ufficiale)

Come chiusura della prima parte di questa serie di riflessioni, riassumerei ribadendo anche oggi che la rosa aveva tutti i requisiti per potersi salvare se vi fosse stata la creazione di un'organizzazione tattica e di gioco all'altezza, abbinata ad un atteggiamento di tutt'altro tipo. Diversamente, le ragazze, affidandosi soltanto alla loro esperienza, alle loro capacità tecniche e alle sortite sporadiche singole e/o a quelle "orchestrate" improvvisate, non sono state capaci di farcela.

Ci si rilegge presto.
Adri