domenica 7 giugno 2026

(Stagione 25/26) Retrocessione in Serie B: ulteriori riflessioni

Rieccomi nella prima mattina di questa domenica per continuare a dire la mia - quantomeno a grandi linee - sulla questione retrocessione dopo il primo articolo di giorni fa, con da una parte evidentemente la volontà di voler imprimere nel blog il mio pensiero a riguardo (e in un modo o nell'altro arricchire il "dibattito"), ma dall'altra anche quella di levarmi un peso, sia per la cupezza della situazione tutta che per la pochezza e la scarsa linearità che a mio parere (solitamente modesto, come adesso) permeano i contenuti di cui andrò a trattare.

M. C. durante la partitella di fine stagione con la squadra, pochi giorni fa (fonte/credit foto: IG ufficiale)

Ecco allora che se la volta scorsa ho scritto della squadra e dello staff, e in quest'ultimo caso riferendomi - implicitamente e non - a Sebastian De La Fuente, Ilaria Leoni e Paolo Genovesio (rispettivamente allenatore, vice allenatrice e collaboratore), oggi andrò ad "analizzare" le dichiarazioni pubbliche della D.S. Marta Carissimi, e cioè tutte quelle che perlomeno da quel che so ha espresso sin dalla penultima del Campionato di Serie A (Genoa - Fiorentina 2-3, 9 maggio) fino alla fine del mese scorso, aggiungendo all'articolo anche il parere di una persona con la quale a volte collaboro, ovvero Dimitri (il "genoano atipico"), contenuto nel video di cui in fondo, datato 16 maggio.

QUESTE LE PAROLE DELL'EX CENTROCAMPISTA (fonti: buoncalcioatutti e calcio femminile italiano) - “Per quanto riguarda la stagione non c’è delusione, ma c’è dispiacere. Grande rammarico, ma non c’è delusione perché sapevamo dall’inizio che sarebbe stato molto difficile e bisogna ricordarsi che l’anno scorso siamo arrivati a 15 punti dalla Ternana Women che ha vinto il campionato. Abbiamo fatto il massimo con le disponibilità che abbiamo, che sono le più esigue di tutta la Serie A, quindi bisogna anche guardare in faccia la realtà e sapere quali sono le difficoltà. Noi sappiamo che con le disponibilità che avevamo abbiamo fatto il possibile, abbiamo allestito una squadra per poter rimanere in Serie A e la fotografia della classifica attuale dice che ci siamo noi, Ternana e Parma nelle ultime tre posizioni. Questo ci da la fotografia della differenza tra Serie A e Serie B. Ci dispiace tantissimo. Dispiace a me in primis, dispiace allo staff e alle giocatrici perché c’era la volontà di mantenere la Serie A. Come abbiamo detto abbiamo centrato una promozione l’anno scorso in anticipo sui tempi, ma con la volontà di rimanerci, sapendo quanto sarebbe stato difficile. Si riparte sicuramente dalla voglia di ritornare subito in A. Questo di sicuro perché perché le basi in tre anni le abbiamo create. Abbiamo creato una struttura importante ed è importante mantenere questa struttura e non disperderla perché vorrebbe dire buttare il lavoro di tre anni".

Ripartiamo davvero dalla voglia, perché ovviamente il risultato sportivo non è quello che avremmo voluto, ma è spesso poi quello per cui siamo giudicati. In realtà c’è un lavoro molto più grande fatto in questi anni, dove abbiamo quintuplicato il numero di persone che lavorano dentro il Genoa Women. Siamo partiti che avevamo una decina e oggi sono più di 50. Abbiamo 20 persone full time, prima ne avevamo un paio. Questo è quello che abbiamo creato e questo non può esaurirsi con un risultato sportivo che non è stato quello che avremmo voluto. Avrò modo sicuramente con il management del Club di confrontarmi e di capire se le volontà sono allineate se proseguire il percorso insieme"

"L’Under 19 ha fatto un buon campionato quest’anno e abbiamo già una giocatrice come Annalisa Ruotolo, del 2010, che si è allenata tutto l’anno con la con la prima squadra. Questo per far capire quello che è il progetto che abbiamo sulle giovani, in linea con la mentalità del Club di dare spazio ai giovani. Se vediamo del potenziale che può essere coltivato lo stiamo facendo con lei e stiamo lavorando molto bene sul settore giovanile, dove veramente dall’Under 10 all’Under 19 sono cresciuti i numeri perché abbiamo raddoppiato il numero delle tesserate rispetto a tre stagioni fa e questo è il lavoro costante degli staff di Luca De Guglielmi, come responsabile del settore giovanile Genoa Women. Un lavoro che ci permette di guardare al futuro in maniera rosea".
Bene. Premesso che per quanto mi riguarda non solo saremmo dovute restare in A, ma avremmo anche dovuto costruire alla svelta i presupposti per provare a giocarci lo scudetto entro pochi anni, e che a mio parere Marta resterà al suo posto, partirei col dire che se al contrario avesse rassegnato le dimissioni entro i primi 4 minuti dopo il fischio finale della gara contro le viola (o al più tardi al termine dell'ultima, contro la Roma), avrebbe compiuto un gesto apprezzabile quanto tutte quelle azioni con cui ha contribuito ad apportare dei cambiamenti strutturali/organizzativi in positivo nel nostro ambiente (i quali, dopo una sua eventuale uscita, non vedo perché dovrebbero "andare dispersi": chi prenderebbe il suo posto non sarebbe capace a priori di mantenerli e moltiplicarli?), come del resto lei stessa chiaramente ci tiene a ribadire, avendo in particolar modo premura di sottolineare il fatto che questi non dovrebbero passare in secondo piano rispetto al mancato risultato sportivo (leggasi fallimento di un obiettivo). Ma il punto non sarebbe tanto il dare a certi cambiamenti il peso che meriterebbero, bensì quello che mentre da una parte la nostra ci tiene a ribadire le proprie virtù, dall'altra non ha minimamente accennato ad una presa di responsabilità nell'essere la Direttrice Sportiva di una squadra che - indiscutibilmente - in campionato ha vinto due partite su ventidue (due partite su ventidue), recitando la parte della comparsa prendendo "sberle" a destra e a manca, senza proporre nulla di rilevante sul piano dell'organizzazione tattica e di gioco, e con ciò anche su quello estetico (e ripeto: nulla, un fatto più unico che raro), con "alla guida" un allenatore che lei ha scelto e tenuto; e non solo: affermando che "Abbiamo fatto il massimo con le disponibilità che abbiamo, che sono le più esigue di tutta la Serie A, quindi bisogna anche guardare in faccia la realtà e sapere quali sono le difficoltà" , ha sia messo in risalto che chi critica il suo operato e pensava di potersi salvare dignitosamente (tipo me) non è realista, sia soprattutto ha scaricato il peso sulla squadra, alludendo per l'appunto al fatto che la rosa di base non era adatta al mantenimento della categoria, o meglio ancora: che lo sarebbe potuta anche essere, ma diciamo ai limiti del miracolo, complice il Club che non avrebbe messo a disposizione le risorse economiche giuste per poter costruire un'organico di un determinato valore. In ultimo - ma non per importanza - non ha speso una parola per rivolgersi alla città e ai tifosi; e... si, ovvio, quando in generale nel calcio (e non solo) un "addetto ai lavori" si riferisce agli appassionati esprimendo delle forme di attaccamento, il rischio che lo faccia tanto per fare è altissimo; infatti, volendo potremmo guardare una tale mancanza della nostra come un probabile gesto di preferibile e sincera indifferenza, dinanzi alla quale serenamente rispondo altrettanto sinceramente che il suo nome e le sue affermazioni d'ora in poi qui nel blog avranno a loro volta la considerazione ridotta se non a zero, quasi. Vedremo, però, se dal canto suo Marta ad un certo punto ricomincerà a riferirsi ai genoani quando non dovrà rischiare di mettersi in gioco in senso autocritico come invece dovrebbe essere adesso (nella situazione più delicata della storia della squadra sin dal suo nascere), oppure se coerentemente non li nominerà più.
Detto questo, ricapitolando, "guardiamo in faccia la realtà": la nostra D.S. sta rivoluzionando in bene tutto l'ambiente, è stato fatto tutto, dato tutto, tentato tutto, e ciò come detto nonostante i mezzi economici (e di conseguenza tecnici) scarseggianti. E' questa impostazione e narrazione volta fondamentalmente alla propria centralità personale, che trovo inaccettabile di principio, nonché deleteria, poiché a mio parere ha contribuito a portare a questo scenario scelta dopo scelta, per cui, se di conseguenza a tutto ciò la D.S. percepisce il rischio che le cose buone da lei apportate al Genoa possano essere messe in secondo piano da parte di chi osserva, che cortesemente si faccia - o meglio ancora: che affronti il più serenamente possibile - alcune domande.
Facciamo però un passo indietro, e torniamo al tema delle "disponibilità che abbiamo": posto che - come giustamente afferma anche Dimitri - noi non possiamo sapere con precisione (in cifre) quanto e dove il Club ha messo o non ha messo a disposizione determinate risorse per il bene della squadra femminile, nell'intervista post promozione redatta dalla redazione del sito buoncalcioatutti (29/05/2025) di cui in seguito, al minuto 3:20 Alessio Semino affermò che la società, nell'ultimo C.D.A. di pochi giorni prima aveva approvato un aumento di budget per la compagine femminile in ottica Serie A, e Marta ribatté esprimendo la sua soddisfazione, poiché con il salto di categoria è necessario tenere conto di un cambio di impatto sotto tutti i punti di vista ("uno sforzo a tutto tondo"). Chiaro, no? E allora, in breve: su queste basi (e dopo l'arrivo di alcune nuove giocatrici), la squadra sin da inizio di stagione partì male, e nella seconda metà di dicembre, con la situazione sempre più a rotoli, la nostra - giustamente - riapparve in almeno un paio di occasioni (una di queste, anch'essa riportata in basso) per fare il punto della situazione (ed io, poco dopo, su di lei), durante il quale, oltre ad affermare di considerare "mediamente soddisfacente" il percorso fin li intrapreso (in base anche alle vittorie su Ternana e Parma), non fece alcun riferimento ad una scarsità di risorse (improvvisa o meno che fosse), bensì tranquillizzò l'ambiente preannunciando l'arrivo di profili atti a migliorare ulteriormente la squadra (soprattutto in fase realizzativa); cosa che effettivamente accadde, con l'entrata della centrocampista Nora Lie Eghdami, e dell'attaccante Birta Georgsdottir (le quali comunque non riuscirono a fare la differenza); per cui, il punto è: anche a prescindere dal costo o non costo di determinate operazioni in entrata, dove e quante erano le difficoltà dovute alle ristrettezze di cui afferma apertamente in questo periodo? Come mai una volta che ci si rivolge al "pubblico" da neopromosse si parla di società pronta a coprire i costi seppur "con i giusti equilibri" (una cosa ovvia, che può voler dire tutto o niente), e se invece si riscende in B improvvisamente si fa prevalere il fatto che siamo (o saremmo) quelle con meno risorse? La risposta a chi legge.
Adri

Intervista post-promozione

L'intervista di dicembre

Il pensiero di Dimitri  

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