Quelli che seguono sono i primi due minuti di Genoa - Milan 2-3 (ottavi di Coppa Italia 25/26) giocatasi il 21 dicembre scorso, i quali fotografano perfettamente ciò che siamo in prevalenza, e che siamo state decine di volte, soprattutto nei nostri inizi di gara. Pronte-via, e Bargi serve Alma (con tanto di guantini guantosi tattici anti-gelo) che anziché impostare in avanti, al contrario serve Heidi, mentre il Milan è già tutto in aggressione (noi faremo così qui in toscana contro la Fiorentina? Se si, per quanto?), con la linea difensiva sui 50 metri; difatti treccia magica va in apprensione, e - pur se in questo caso è una scelta non male - spara lungo su Caterina, e abbiamo già perso palla. In casa, dopo 9 secondi, alla prima pressione. Questo è accaduto perché loro hanno più anni di Serie A alle spalle, o per altro? Fatto sta che una volta che le milaniste hanno la gestione, noi stiamo ad osservarle con la testa al di poco oltre la linea della mediana, cioè: il Genoa, nella propria città. Questa è palesemente una questione attitudinale, di aspettative minime, dell'idea di sé stesse come realtà, squadra, ed ovviamente una richiesta esplicita dell'allenatore, il quale - al netto che non sappiamo cosa forse stia dicendo - appare pacioso, tranquillo, è tutto apposto: cerchiamo di attutire/arginare la loro conduzione, perché è normale che loro tengano in mano tutto: sono il Milan. Si osservi non solo Caterina che a tratti prova ad aggredire, ma la posizione della Sondergaard, concentrata solo a coprire e in attesa di un pallone perso (gli scarti), e l'opportunità arriva anche: su un loro errore, Alice recupera bene e ripartiamo, serve Rachel che lancia ancora la Bargi, ma a vuoto. Palla al Milan, di nuovo, e noi indietro. Sono loro che fanno la gara, non le attacchiamo. Regaliamo la fiducia, il campo, il football. L'esplosività e la forza della Bahr, di Alice, di Caterina: tutto in potenziale, stanno quasi ferme. La nostra bellezza che non fiorisce, una mosceria totale. Ad un certo punto prendiamo palla, Forcinella la passa ad Heidi, la quale giustamente è aggredita dalla Ijeh, ma le altre milaniste non è che stanno a trenta metri di distanza ad osservare: sono li a farle sentire la presenza, la coesione, costruendoci una gabbia attorno, e pronte a riaggredire. Heidi è nuovamente in empasse (avrebbe dovuto servire o Valery a destra, o Alma), perde il possesso, e la ripassa a Camilla, che tira appositamente fuori.
Queste sono situazioni gravi, che non dovrebbero essere tollerate, che andrebbero estirpate prima di tutto in quanto concezione, o forma mentis, nei primi giorni di ritiro, senza pietà, senza scuse, con la durezza interiore e dell'applicazione come fossero d'acciaio. Le donne del Genoa attaccano le avversarie, ovunque, e si muovono con concentrazione - e affrontano e rompono la fatica - quando gestiscono il pallone, contro chiunque. Poi possiamo anche cadere, e stringere la mano a coloro che si dimostrano più brave di noi, ma prima di poterlo fare, devono guardarci in faccia. Chi non vuole incarnare questi valori, è al Genoa più che altro come comparsa, facendoci perdere del tempo, succhiandoci via risorse ed energia.
Marta alla "viola" (uno scudetto, due Coppe Italia)
Eviterò di addentrarmi nella descrizione sia di quel che a mio parere la nostra D.S. Marta Carissimi dal suo arrivo (ottobre 2022) ad oggi ha apportato di sostanzioso e positivo al Genoa, sia di come e quanto è mancata (si, avete letto bene: è anche mancata), semplicemente perché dovrei farlo come merita, ovvero nel dettaglio, approfonditamente, e non solo ora come ora non ne ho voglia, ma neanche sarebbe fondamentale ai fini di ciò di cui andrò ad occuparmi in questo articolo, ovvero le sue dichiarazioni di questo giorni a riguardo di Sebastian De La Fuente e della situazione della squadra; le quali ritenevo corretto e opportuno che arrivassero già un mesetto fa, e che per questo evidentemente considero poco tempestive. Detto ciò, nulla di grave, ed è chiaro che società e direttrice abbiano atteso l'ultimo appuntamento dell'anno solare (il match di Coppa Italia contro il Milan di domenica 21) per "tirare le somme".
Ma andiamo al sodo.
Se non erro, le prime affermazioni di Marta sono state rilasciate sei giorni fa, sabato 19 dicembre, in un intervista al quotidiano on line il Secolo XIX, come del resto ho avuto modo di scrivere, il cui contenuto per intero è accessibile soltanto agli abbonati, ma riporterò anche in questo caso gli estratti in questione: “Per salvarsi serve una squadra operaia e senza paura”“Massima fiducia in De La Fuente. La squadra già così ha dimostrato di poter mantenere la categoria ma sono in arrivo rinforzi”. “Faremo sicuramente movimenti e siamo già al lavoro: l’idea è cercare di portare più esperienza in categoria, aumentare qualità e mentalità“.E ancora (fonte: calciofemminilitaliano):“C’è piena fiducia in De La Fuente
e in tutto lo staff da chi è con noi da tempo a chi è arrivato
quest’anno sono persone scelte perché crediamo nelle loro
competenze professionali e nelle qualità umane, allineate ai nostri
valori”. “Eravamo consapevoli di essere
l’ultima delle neopromosse, arrivate terze in Serie B. Ci aspetta
un campionato di grande resistenza, sapevamo che sarebbe potuto
arrivare un momento così, non bisogna farsi deviare dai risultati
del momento”. “L’impatto con la Serie A è
stato come ce lo aspettavamo, il gruppo era pronto e lavora con
entusiasmo e serietà. Siamo abbastanza soddisfatti, abbiamo vinto
due scontri diretti contro Ternana e Parma.”In seguito, vi è stata l'intervista di cui sotto, un oretta prima della sopracitata partita contro le rossonere (a cura - come al solito - di Alessio Semino).
Ora: se una persona ha giocato a calcio per anni e ad alti livelli, non significa affatto che di per sé ne sappia chissà come o più di altri, ma resta certamente un aspetto di cui tenere conto, e uno di quelli da cui partire nel momento che si vogliono prendere in considerazione i suoi modi di agire, e, per l'appunto, le sue esternazioni. Ed è proprio perché Marta nei suoi anni di attività calcistica ha acquisito determinate nozioni e consapevolezze - nonché per il fatto che di base le ho sempre attribuito dei gusti estetico-calcistici di un certo tipo - che nutro dei dubbi che nel suo intimo realmente stia apprezzando il lavoro di De La Fuente; ma queste, naturalmente, sono solo delle mie supposizioni, figlie probabilmente di un eccesso di fiducia (o di un idealizzazione), quanto del mio - sano, e ribadito - non voler accettare in toto la situazione attuale. Inoltre, considerando i vari fattori - anche fisiologici - che durante una stagione possono subentrare nel percorso di una squadra (e con aggiunta una discreta dose di miracolo) può anche darsi che i prossimi mesi ci riservino una particolare ripresa delle nostre, oltre cioè quella risicata salvezza che ho sempre creduto - e credo - fattibile. Ciò non toglie che a quanto pare alla società un eventuale penultimo posto ottenuto sul filo del rasoio sarebbe cosa alquanto gradita, e che come ebbi già modo di dire, al momento il progetto del Genoa targato 25/26 parla di tante cose, tranne che di chiarezza e lungimiranza: la squadra, da luglio-agosto ad oggi, non ha assimilato un'idea di gioco, non segue un spartito preciso: procede per lo più a caso, basandosi presumibilmente su qualcosa di provato in allenamento, ma soprattutto affidandosi alla creatività delle singole. Va da sé che in attacco non ci sono schemi precisi, e finora le giocatrici offensive hanno segnato col contagocce. Il centrocampo lavora debolmente in entrambe le fasi, e la difesa prende gol a grappoli (solo nelle ultime 5 gare: 14 subiti, e 3 fatti). "Infine", l'atteggiamento generale - e regolarmente nei primi 45 minuti - è quello di una squadra chiusa, bassa, nonché spesso timida e contratta.
E qui arriviamo alle parole di Marta Carissimi, partendo dal suo dire che dobbiamo essere una compagine operaia (e senza paura: cosa - quest'ultima - che evidentemente ho apprezzato), la quale, nel gergo calcistico, solitamente è quella che deve cooperare per badare al sodo, facendo prevalere concretezza e spirito di sacrificio sulla ricerca della gestione della gara e del correlato sviluppo del gioco. A queste affermazioni, tra l'altro, fanno il paio quelle della vice-allenatrice Ilaria Leoni, che ha dichiarato che quest'anno dovremmo lottare con il coltello tra i denti. Attitudini e caratteristiche che oltre ad essere suggestive, prese singolarmente sarebbero pure valide, se non fosse che per l'appunto non fanno da contrappeso ad altri aspetti che andrebbero espressi in campo, bensì vanno a permeare - e a giustificare - una squadra che nei fatti risulta essere simil catenacciara (e che fallisce pure in questo intento, perché come detto, la fase difensiva fa acqua da tutte le parti).
Leggere poi che la dirigenza e lo staff si ritengano abbastanza soddisfatti di quel che abbiamo fatto sinora, direi che è emblematico di quanto il Club mantenga un profilo basso (c'è chi direbbe "provinciale", se non fosse che non mi è mai piaciuto), ed è quantomeno interessante notare come in video la stessa Carissimi da una parte - e giustamente - dichiari a Semino che gli ottimi risultati come la promozione ottenuta la stagione passata debbano comunque restare un buon ricordo perché bisogna focalizzarci sul presente per migliorare ancora, mentre dall'altra ritenga che sia normale e abbastanza soddisfacente il periodo che stiamo vivendo (cioè perdere in continuazione), e che in società se lo aspettavano, visto e considerato che siamo salite in massima serie arrivando terze in Serie B.
Ben diverso sarebbe invece considerare sin da inizio stagione le difficoltà a cui saremmo potute andare incontro, saper affrontare e attutire i contraccolpi, restare umili e lavorare a testa bassa ma al contempo pretendere da noi stesse di alzare il livello, arrivando poi come naturale conseguenza al ritenere inaccettabile una situazione come quella di oggi, la quale non racconta di alcune sconfitte arrivate giocando veramente "con la bava alla bocca" e proponendo delle chiare idee, bensì di 10 partite ufficiali perse su 14 dominandone quasi interamente soltanto una (quella "famigerata" contro il Verona).
Allora si, che qualora noi ci fossimo comportate diversamente proponendo un idea di calcio e lottando sul serio, si sarebbe potuto parlare di volta in volta anche di eventuali differenze di maturità tra noi e le squadre già navigate in A (ad esempio sui vari aspetti legati alla gestione interna della gara), al contrario di quel che vedo, e cioè mediaticamente parlando un generale uso eccessivo - oramai quasi dogmatico - del termine "esperienza", adoperato in modo vago, e direi anche per mettere la polvere sotto al tappeto. Certamente non mi aspetto che la nostra D.S. snoccioli chissà quali e quanti aspetti tecnico-tattici e temperamentali delle nostre (non è precisamente il suo ruolo), ma esiste anche la via di mezzo, perché è troppo semplicistico affermare che noi siamo messe come siamo messe anche e soprattutto per mancanza dei giusti requisiti di conoscenza in quanto neopromosse, senza precisare come e perché (seppur - sempre nel rivolgersi ad Alessio - "alluda" ad un inerente poca concretezza in attacco). Tra l'altro, anche De La Fuente è stato preso dal Genoa perché già navigato in A, a differenza - ad esempio - di Fabio Fossati: qualcuno ha visto palesarsi in qualche modo il bagaglio di conoscenze dell'attuale mister, quando invece - secondo certe logiche - queste avrebbero dovuto fare la differenza? Eppure, con il nostro allenatore va tutto bene, ma se invece di lui si parla di affrontare il Milan, allora partiamo da sconfitte (o quasi) perché le diavolesse avrebbero maggiore competenza e consapevolezza rispetto a noi, e senza la ferma e dichiarata volontà di voler passare il turno (in questo senso, non ritengo che il messaggio dato da Marta alla squadra prima del match sia stato stimolante per quest'ultima). Per non parlare poi del fatto che - come già ebbi modo di dire - la nostra rosa ha giocatrici di valore e anche non nuove a certi livelli, cosa che le grife meriterebbero che gli venga riconosciuta anche pubblicamente, anziché implicitamente ridotta. Allora, come detto, bene disquisire di esperienza e derivati, ma quel poco che basta, in modo equilibrato, e, soprattutto, mirato e dettagliato, all'interno di un quadro ben più ampio e vario.
E a proposito di giocatrici che "presumibilmente" sono state poco mature offensivamente e non solo (con annessa la ricerca di rinforzi), e di quella che al contrario risulta essere la posizione protetta e illibata di De La Fuente, credo che la nostra in questo modo abbia dato un eccessivo carico di responsabilità alle ragazze, quando invece questa andrebbe suddivisa tra tutti: staff, squadra, e Marta (e dirigenza) compresa, che in particolar modo da alcuni giorni a questa parte, in quanto a qualità dell'operato e delle dichiarazioni pubbliche, stenta non poco a rispecchiare la mia idea del football, del Genoa e di Genova.
La "lupa" Manuela Giuliano sfila a fianco alla Coppa vinta dalla Juventus (Como, 01/05/2025)
Archiviati gli ottavi di finale della Coppa Italia Women 25/26, ecco gli accoppiamenti dei quarti che si disputeranno in gare di andata e ritorno nella seconda metà di
gennaio. Tra le squadre in corsa vi è la Fiorentina che nel
turno precedente ha eliminato il Bologna, il Milan che ha eliminato noi, l'Internazionale che ha battuto il Como 1907, e il Napoli e la Juventus che hanno
rispettivamente avuto la meglio su Sassuolo e Cesena.
Oddina al 32', pari di Matzedda al 52', e nuovo e definitivo vantaggio delle bianconere all'82' con Santarella. Si chiude così il 2025 della U19, anno che al di là del dispiacere per questa sconfitta, complessivamente lo fa in un modo che si può solo che definire positivo, considerata la prima promozione di sempre in Primavera 1 arrivata dopo aver dominato il Girone A nella 2 dall'inizio alla fine della scorsa stagione, l'attuale andamento di quella in corso che ci vede ben dieci punti sopra la zona retrocessione (4 vittorie, 1 pari e 4 sconfitte), e in tutto ciò l'ulteriore conferma della validità delle nostre promesse (tra le quali la stessa Matzedda). Prossima gara l'11 gennaio ad Arezzo, e di nuovo in trasferta. "Citte" che ci stanno un punto sopra, e che come testimonia la grafica in basso, hanno pareggiato in emilia contro il Sassuolo. Dopodiché, al giro di boa ospiteremo ad Arenzano il neopromosso Cesena, il quale ha perso pesantemente a Verona, e che in generale non se la passa affatto bene.
Forza grife.
Adri
LA "CLASSIFICA" DELLE NOSTRE MARCATRICI
Ilaria Matzedda 5, Serena Mignini, Asia Rota e Anna Costamagna 3
Sara Bascherini, Vittoria Giaquinto, Caterina Odoni e Angelica Galetti 1.
GENOA (4-3-3; all. Sebastian De La Fuente) - Forcinella; Vigilucci (86′ Monterubbiano), Giles (63′ Mele), Curraj, Acuti; Ferrara (86′ Bettalli), Hilaj, Cuschieri (72′ Massa); Sondergaard, Bargi; Bahr (46′ Giacobbo). A disposizione: Marchetti, Lipman, Bettalli, Abate, Cinotti, Monterubbiano, Giacobbo, Mele.
MILAN (4-3-3; all. Suzanne Bakker) - Giuliani; Koivisto, Soffia, Piga (66′ De Sanders), Keijzer; Van Dooren, Park (82′ Stokic), Ijeh; Kyvag, Grimshaw, Arrigoni. A disposizione: Estévez, Tornaghi, Stokic, De Sanders, Cesarini, Appiah Amoakoah, Donolato.
Arbitro: Papi (Prato).
Assistenti: Ginanneschi (Grosseto) e Scorteccia (Firenze) Ammonizioni: Arrigoni, Grimshaw, Giacobbo. Espulsioni: De
La Fuente
Parto dai principali aspetti più positivi e gradevoli: i due nostri gol, e la reazione avuta nella ripresa. Il primo aspetto non mi stupisce, sia perché a segnare è stata una giocatrice di livello come Alice, sia perché nell'insieme dei valori che Alma è capace di esprimere, ci sono gesti come quello di ieri; e anche per quel che riguarda il secondo punto, stessa cosa: non mi sorprende chissà come che ci siamo scosse in quel modo nel secondo tempo, considerato il fatto che non siamo nuove allo svegliarci dopo che andiamo sotto (tipica caratteristica di chi solitamente realizza il valore delle cose quando rischia di perderle).
Fine.
Riavvolgimento del nastro.
Oltre a di Bari e Rigaglia, indisponibile per infortunio Di Criscio (distorsione alla caviglia), mentre Parolo e Lucafò non sono state convocate, "sacrificate" entrambe in ragione del fatto che in Coppa Italia possono essere convocate soltanto 20 giocatrici (quando ne risultano ventuno, una va in tribuna): in poche parole, "ciao ciao" Sara e Lucrezia: zero minuti anche in questa occasione; con Lipman a riposo in panchina (concordo), e Giles e Curraj scelte come centrali nell'undici di partenza. Felice nel rivedere titolare Ferrara, e il ritorno di yo-yo. Dispiaciuto non poco per Giacobbo, che oltre a giocare poco, quando entra ancora non riesce a brillare come l'anno scorso.
Le diavolesse
Speranze pre-gara a parte, era pressoché scontato sia che anche Giada non avrebbe messo piede in campo(così come Marchetti o Korenciova), sia che saremmo state mediamente rintanate dietro la linea del pallone e quella del centrocampo (e lo faremo anche a Bagno a Ripoli, il 18 Gennaio), in attesa di questi benedetti contropiedi che tra l'altro non arrivano quasi mai, lasciando anche al Milan decine di metri di campo per impostare, mentre loro con noi facevano l'esatto opposto (sempre le stesse cose mi tocca scrivere), e non perché l'era dei tre olandesi riportò sul tetto del mondo la loro squadra maschile, per cui sarebbe scritto su chissà quale pietra che il Milan è superiore in partenza anche se ci giocassimo contro a ramino, bensì per questioni molto più semplici, attuali, e femminili: perché la Bakker sa bene come ci siamo presentate in Serie A fin dagli inizi, e a differenza di De La Fuente, giustamente se ne frega altamente di aspettare, e ha detto alle "sue" giocatrici di pressarci in blocco; cosa che a parti inverse le avrebbe messe non poco in difficoltà, ma voglio dire: è l'abc del calcio. Inoltre, eravamo evidentemente poco sicure negli appoggi e nelle misure, dando quasi il via ad un festival del liscio, da Heidi, ad Arbenita, a Forcinella (buona portiera che ha contribuito alla salita in A, ma viene esaltata anche se para quando gli tirano i palloni addosso: avvolgerla nella bambagia mediatica non la porterà a crescere, e ne ha da migliorare), e anche per questo i primi due gol che abbiamo subito - oltre al terzo - sono stati a dir poco goffi. Nel durante, si sono viste alcune buone iniziative (ad es. sulle corsie esterne), ma ciò non è bastato a non gettare via il primo tempo.
(Primo intermezzo)RACHEL CUSCHIERI - Nonostante il mio parlarne pochissimo in questi ultimi mesi, le mie attenzioni non hanno affatto abbandonato la cuschi, e chi mi legge con costanza sa che la adocchiai sin dal suo arrivo, notando in lei specifiche doti (visione di gioco, lanci/aperture, buona tecnica nello stretto, dribbling, impegno, spirito di sacrificio), e al netto delle sue assenze durante la stagione scorsa (vedi qui), da allora attendo i suoi colpi: qualcosina è arrivato, ma mai come credo che possa ancora fare. Detto ciò, ieri ha nuovamente corso come una forsennata, è stata importante, e soprattutto è stata (quasi) l'unica a rompere la noia mortale andando ad aggredire le milaniste in fase di costruzione, e la mia ipotesi è che lo abbia fatto non tanto per una precisa richiesta del nostro allenatore, quanto per indole e volontà, perché si è stancata di stare chiusa nel guscio a "piangere" assieme a tutta la squadra. In ogni caso, evidentemente ho apprezzato, e spero con tutto me stesso che anche le altre grife seguino la sua coda bionda cuschierante, per aggredire, alzare la testa, dare il via ad un ammutinamento.
Ripresa, dicevamo, che ci ha viste muoverci meglio, un pò più dinamiche, e più corte, in particolare riempiendo e attaccando meglio in questo modo l'ultimo terzo e il loro limite dell'area, con discrete sponde, e una complessiva buona collaborazione; e il 3-2 sarebbe stato molto importante non solo per la possibile vittoria, ma perché arrivando poco dopo la rimonta dallo 0-2, sarebbe potuto risultare come uno scossone che ci avrebbe dato particolare autostima per le prossime gare. Bargi, però, pur non avendo giocato male durante questa partita, ha sbagliato nel momento clou (e lo fece già contro il Milan, quando prese il palo a due passi dalla porta), e questo va detto, anche perché nell'ambiente da ciò che vedo nessuno la mette davvero in discussione, quando in realtà meriterebbe di essere "pungolata" come le altre nell'ottica di migliorare, nell'equilibrio naturale che dovremmo dare alle cose: se una grifa qualsiasi fa bene, è giusto dire che fa bene, se no, no. Ragion per cui, Caterina: più rabbia, più convinzione, più lucidità, e possibilmente anche più lavoro su precisione e tecnica. Detto questo, anche le rossonere con la Ijeh non è che siano state da meno in quanto a gol mangiati, ma resta il fatto che abbiamo perso, siamo uscite dalla Coppa, e la domanda che pongo, è: a chi - dirigenza inclusa - questo fatto brucia davvero?
(Secondo intermezzo)LA TELECRONACA SUL CANALE UFFICIALE - Affidato al duo Luca Russo - Roberto Morbioni (responsabile della comunicazione del Genoa il primo, allenatore della nostra U17 il secondo), il commento della gara a mio parere è stato fin troppo "pro", oltre cioè quel che ci si può aspettare da un canale che in quanto tale - e legittimamente - è già di parte. In parole povere, la linea seguita dai nostri è stata quella di limitarsi a constatare che il Milan nel primo tempo - e soltanto nella seconda parte - ci schiacciasse un pò, per poi elogiare in tutto e per tutto la prestazione della compagine rossoblù, capace addirittura di trovarsi a spingere per il pari una volta sull'1-2, al cospetto di una squadra "pluridecorata" (si torna al discorso di cui sopra: la bacheca rossonera, la quadra maschile, la "superiorità delle grandi" a cui in genere sotto sotto fa anche comodo poggiarsi con la scusa del "realismo"). Oppure, l'affermare che l'unica soluzione possibile per uscire dal loro "pressing asfissiante" fosse quella di lanciare in avanti (il contropiedismo di De La Fuente), non considerando l'altra, ovvero la creazione di una manovra orchestrata, delle trame di gioco (che non a caso, da luglio-agosto ad oggi si sono viste ben poco). E infine, citando due volte la nostra D.S. Carissimi (di cui come già detto scriverò in questi giorni) sia per le sue affermazioni inerenti al dover ottenere prima di tutto la salvezza (implicitamente: arrivare un punto sopra l'ultima in classifica? Di per sé andrebbe bene), sia in ottica futura, nella certezza che la nostra direttrice sportiva porterà ad un importante crescita del progetto. In succo: non abbiamo nulla di cui preoccuparci, nulla di particolare da dover migliorare, De La Fuente non è stato neanche sfiorato di sbieco, e soprattutto la squadra non solo fa ciò che ci si aspettava che avrebbe fatto, ma alla luce di come ha affrontato il Milan, sta anche chiaramente migliorando.
Con tutto il rispetto dei punti di vista altrui, e soprattutto la comprensione di ciò che i ruoli ricoperti portano da una parte a dover dire e dall'altra a dover tralasciare, per quanto mi riguarda "il nostro" ambiente in questo modo più che progredire, si autorimpicciolisce.
E' a cura di Valerio Arrichiello per il
Secolo IXI l'intervista alla D.S. del Genoa Marta Carissimi, pubblicata alle ore 5:00 della mattina di oggi sul sito del quotidiano on line ligure (per cui effettuata ieri), ed accessibile per intero solo agli
abbonati. Ecco quindi dei brevi estratti: “Per
salvarsi serve una squadra operaia e senza paura”“Massima
fiducia in De La Fuente. La squadra già così ha dimostrato di poter
mantenere la categoria ma sono in arrivo rinforzi”. “Faremo sicuramente movimenti e siamo già al lavoro: l’idea è cercare di portare più esperienza in categoria, aumentare qualità e mentalità“.Insomma: Marta, come in questo periodo delicato ritenevo opportuno che accadesse, alla fine "si è esposta", e il primo rinforzo in arrivo - a detta proprio del Secolo - sarà
la centrocampista norvegese Nora Lie Egdhami, ma di tutto questo ne parlerò meglio nei prossimi giorni.
Le milaniste tornano a Genova dopo averci battute 1-2 il 5 ottobre scorso nella prima giornata di serie A (video di cui fondo), quando già in precedenza lo avevano fatto due volte in altrettante amichevoli (4-0 il 31/07/2024, 2-7 il 06/01/2025). Durante questa stagione, sulle loro maglie "away" (da trasferta) anziché il classico stemma A.C.M. 1899 con le strisce rossonere affiancate dalla croce di Sant'ambrogio (o "Sant'Ambroeus"), portano quello del diavolo - in voga negli anni '80 , e qui durante la loro esultanza allo Sciorba - posizionato sotto la stella del decimo scudetto ottenuto dalla squadra maschile nella stagione 78/79 (tricolori che ad oggi sono 19, e usanza che a mio parere le compagini femminili dovrebbero abbandonare), similarmente a come facemmo noi l'anno scorso con il "gallinaccio".
Nell'ultima gara da loro disputata, hanno subito in casa una batosta pesante sia nel risultato (1-5), sia per come è arrivata (crollate nella ripresa, gravi errori difensivi, etc.), sia per il loro percorso storico, visto che a batterle sono state le interiste, per quella che è la sconfitta più pesante incassata ad oggi dalle rossonere nel derby assieme al 4-0 - esterno - del 15 ottobre 2022. Ragion per cui saranno particolarmente determinate e convinte di volersi riscattare tornando ad esprimersi sulla scia di ben altre loro prestazioni viste quest'anno (ad es. battendo la Lazio, la Juventus, il Napoli), oppure si porteranno dietro in senso negativo quel che è accaduto domenica?
Dal canto nostro, oltre ad aver perso contro il Sassuolo in campionato (e in generale per la quarta volta di fila), ci rituffiamo in Coppa dopo aver eliminato il Verona in settembre con una netta e larga vittoria (della quale questa ulteriore analisi), gara nella quale aimé perdemmo la fortissimerrima vampiretta per infortunio, ed unica sulle tredici ufficiali disputate finora (9 sconfitte, un pari, tre vittorie) in cui fummo capaci di gestire, muoverci, e proporre con scioltezza e buona volontà, oltre per l'appunto di arrivare più volte a segno. E' un caso che ciò accadde con una compagine di Serie B? A mio avviso per niente, considerata - tra le altre cose - la questione della "giusta mentalità" che ancora siamo lungi dal raggiungere negli scenari di massima categoria.
Ma "domani è un altro giorno", disse non so chi, per cui vedremo se oltre a riuscire ad eliminare le diavolesse dalla competizione, lo faremo esprimendo quantomeno 4/5 azioni degne di questo nome (corali, emozionanti) all'interno di un complessivo atteggiamento altrettanto dignitoso. Passaggio del turno che almeno per quel che mi riguarda assume un importanza non inferiore ad una qualsivoglia vittoria ottenuta in Serie A, al contrario di come probabilmente nel nostro ambiente (quello del "pubblico") viene in media considerato il match di domani, ovvero si stimolante, si preferibilmente da vincere, "ma" è la Coppa Italia, "ma" è comunque il Milan che ha più esperienza (o che so io), e magari sotto sotto anche "ma" è quasi natale, e quasi feste, e tutta una serie di frasi e concezioni da messa in secondo piano nell'ordine di importanza delle cose. No. Domani c'è Genoa - Milan e basta, e se usciremo, avremo fallito un obiettivo serio, che dovrebbe essere come minimo quello di giocarci i quarti (e di farlo nuovamente per passare), per non parlare poi del fatto che in linea generale e di per sé è ora di vincere.
Sessione di allenamento (Arenzano, 18/12 ; font/credit foto: Instagram ufficiale)
Eppure, se è vero quel che ho scritto finora, lo è anche che solitamente le partite come queste vengono considerate anche dagli stessi staff in questione come delle buone occasioni per dare sostanzioso spazio alle cosiddette "seconde linee" che in altre occasioni giocano poco o niente, spesso come in un sottinteso considerare determinati impegni meno rilevanti: sarà così? Io "paradossalmente" lo spero, "accodandomi" alla tradizione per poter vedere in campo delle grife che, al contrario, se fosse per me giocherebbero più volte anche durante il campionato, e naturalmente mi riferisco a Giada (Abate), Sarona (Lucafò), mademoiselle (Parolo), e Yo-yo (Mele). Detto questo, mentre scrivo non è ancora uscita la lista delle convocate, per cui vedremo chi effettivamente tra loro sarà disponibile.
Chiudo postando anche il video di Stefano Terracciano pubblicato ieri come sempre sul canale Youtube D.S.W. Calcio femminile (per cui registrato prima delle vittorie del Napoli e delle fere arrivate poche ore fa), perché oltre a fare un gradevole quadro introduttivo di questi ottavi, ne ha sottolineato la bellezza degli incroci, pensiero che condivido appieno (tra questi, "spiccano" Como 1907 - Internazionale e Bologna - Fiorentina).
Trastevere - Vicenza 6-4 (d.t.r.) Venezia - Frosinone 1-0
PRIMO TURNO(Domenica 21
settembre)
Brescia - Cesena 1-2 Venezia - Napoli 1-5 Hellas
Verona - Genoa 0-4 Freedom Cuneo - Bologna 3-4 (d.t.s.) Arezzo - Lumezzane 0-1 San
Marino Academy - Parma 0-4 Trastevere - Ternana 0-3 RES Donna Roma - Como
1907 2-3 OTTAVI DI FINALE(20/21 dicembre)
Ternana - Como 2-1 Napoli - Sassuolo 3-1
Cesena - Juventus Genoa - Milan Bologna - Fiorentina Lumezzane - Roma Parma - Lazio Como 1907 - Internazionale
IL TABELLONE DEGLI OTTAVI DI FINALE
(Clicca sull'immagine per ingrandire)
Genoa - Milan 1-2 (45' Sondergaard, 83' Ijeh, 97' Koivisto)
Sarà la Juventus la nostra prossima avversaria, in trasferta, domenica 21 dicembre (ore 14:30), nella terzultima gara del girone di andata e l'ultima del 2025, l'anno della prima storica promozione nella massima categoria come la "squadra maggiore". Bianconere che nella passata stagione hanno vinto sia il campionato che la Coppa Italia (anch'esse facendo a loro modo il paio con Girelli e compagne), e che attualmente guidano ancora la classifica con 17 punti, ma assieme al Sassuolo e alla Roma, le quali proprio domenica scorsa hanno pareggiato 3-3 e sono riuscite ad agganciare le zebre alla luce dell'inaspettata sconfitta di queste ultime contro la Fiorentina per 1-0. Turno, quello in questione, che peraltro ha visto un altro risultato a sorpresa, ovvero la vittoria del Brescia fuori casa sull'Arezzo, che ha portato così i primi tre punti del torneo alle leonesse biancoblù, capaci di rialzarsi dopo la nostra pesantissima vittoria di domenica scorsa sul loro campo per 0-7.
Come arriveremo a questa sfida con le torinesi? Da seste in classifica, a dieci punti sopra la zona retrocessione e a sole tre lunghezze da quella play-off scudetto (esagero? Punti di vista diversi: io le grife le vivo così), dopo 4 vittorie, tre sconfitte, ed evidentemente il pari ottenuto 4 giorni fa in rimonta ad Arenzano contro il Parma: 2-2 con reti di Anna Costamagna e Caterina Odoni (per loro, doppietta di Squizzato). Alla stessa ora, "le grandi" saranno impegnate in Coppa Italia allo Sciorba Stadium contro il Milan, negli ottavi di finale in gara secca.
Adri
LA "CLASSIFICA" DELLE NOSTRE MARCATRICI
Ilaria Matzedda 4, Serena Mignini, Asia Rota e Anna Costamagna 3
Sara Bascherini, Vittoria Giaquinto, Caterina Odoni e Angelica Galetti 1.
La nona giornata della Serie A Women 25/26 (ultima dell'anno solare) ha confermato la netta ripresa dell'Internazionale, che cala così la terza cinquina da inizio campionato (e la seconda consecutiva): la prima fu sulla Ternana, seguita da quella su di noi, e l'ultima per l'appunto nel derby di due giorni fa, affossando le milaniste in un secondo tempo che è stato tutto neroblù: 1-5 il risultato finale (tripletta di Bugeja), e diavolesse che continuano il loro percorso altalenante all'interno di un progetto che ancora non ha assunto un identità precisa/solida, con Suzanne Bakker (della quale va detto che mi intriga la filosofia, oltre che risultarmi simpatica) al secondo anno sulla panchina rossonera. Poi c'è la Fiorentina, che fa il colpo a Seregno passando 1-3 ai danni di un Como che fin lì era un treno in corsa (quattro vittorie nelle cinque gare precedenti), e si piazza seconda a parimerito con la Juventus, la quale batte - non senza fatiche - il Napoli in casa grazie al 2-1 messo a segno dalla Cambiaghi (presenza, tempismo, tecnica). Gigliate e zebre, quindi, a 17 punti, ovvero cinque dietro la Roma che in quel di Narni ha dovuto solo che stringere un pò i denti per tenere a freno l'atteggiamento mai domo delle fere, perché per il resto - al netto del miglioramento della Ternana rispetto a qualche settimana fa - Cincotta e ragazze non hanno ancora gettato le basi su cui costruire una precisa struttura di gioco. Di Martina Piemonte, infine, servirebbe aggiungere altro? Suo è l'ennesimo gol che spinge avanti la squadra biancoceleste (in dieci dopo circa mezz'ora), stavolta battendo il Parma. Infine, noi, le penultime: neroverdi che vengono a Genova, si prendono i tre punti, e terminano un digiuno di vittorie che durava dal 18 ottobre (Sassuolo - Como 1-0).Sabato 20 e domenica 21, spazio alla Coppa Italia.
Adri
Juventus - Napoli 2-1
Milan - Internazionale 1-5
Como - Fiorentina 1-3
Ternana - Roma 0-2
Genoa - Sassuolo 0-1
Lazio - Parma 1-0
LE PARTITE DEL NONO TURNO
(Clicca per ingrandire)
LA CLASSIFICA
Prime 3 = accesso alla Champion League. Ultima = retrocessione in Serie B.
"È
l’ultimo appuntamento dell’anno in Serie A e ci arriviamo con
grande carica, perché vogliamo
muovere la classifica e migliorarla.
Abbiamo assolutamente bisogno di fare una grande partita e
soprattutto di conquistare i tre punti. Credo che abbiamo raccolto
qualche punto in meno rispetto
a quanto meritiamo e in qualche modo dobbiamo riprenderli e questa
può essere la partita giusta per farlo. Abbiamo già incrociato
il Genoa in preseason, ma era una gara con un valore ed un’emotività
diversi. Questa è uno scontro diretto che arriva in un
momento importante della stagione e mi aspetto una partita piena di
insidie e difficoltà. Vale per noi quanto per loro, anche perché i
punti in classifica sono gli stessi. Il Genoa li ha ottenuti vincendo
scontri diretti, mentre noi abbiamo raccolto i nostri punti contro
squadre che si trovano nella parte alta della classifica. In
alcune partite alla nostra portata abbiamo sbagliato
l’approccio e questo è un mood che dobbiamo
assolutamente cambiare. Dovremo fare una gara di grande
attenzione e determinazione, con la volontà e la necessità di
portare a casa i tre punti. Domani voglio vedere coraggio, la stessa
determinazione mostrata nel secondo tempo contro la Lazio, ma
con l’obiettivo di andare in vantaggio e saperlo gestire fino
alla fine.”
Queste
le parole del torinese e allenatore del Sassuolo Alessandro
Spugna,
alla prima stagione con le neroverdi dopo gli ultimi quattro anni
passati sulla panchina della Roma; dichiarazioni fermamente pacate ed
equilibrate, e delle quali ho apprezzato l'assenza di complimenti in
eccesso che invece altri allenatori ci hanno rivolto prima di
incontrarci. Affrontarci potrà essere difficile sia per loro che
per noi: giusto così, e aggiungo anche che mi stuzzica l'idea di
poter vedere le ragazze del Sassuolo agguerrite,
cosa altrettanto logica e sana.
Si,
abbiamo già affrontato le emiliane in amichevole (mentre domani
sarà la prima volta in assoluto che le sfideremo in una partita
ufficiale), e più precisamente il 30 agosto, anche in
quell'occasione allo Sciorba, e battendole
per 2-0(Sondergaard,
Bargi), in una "preseason" che tanto preseason in realtà
non fu, in quanto otto giorni prima si aprì la Serie A
Women's Cup, là dove noi perdemmo in casa contro l'Internazionale
(1-2), e loro batterono il Milan in trasferta 0-2; ma come
comprensibilmente afferma Spugna il contesto e la posta in palio in
quella gara furono ben diversi da adesso, però il match ebbe comunque
il suo valore, sia di per sé, sia per il fatto che tornarono a casa
con un paio di omaggi.
E
dopo le dichiarazioni di Spugna, ecco quelle della ex sassolese Valeria Monterubbiano (sei stagioni in neroverde intervallate da un anno in prestito all'Empoli), la quale ieri ha rilasciato un
intervista alSecolo
XIX, e che finora è stata considerata da De La Fuente un punto fermo in
attacco, reparto che ha in più occasioni condiviso con gifa
grifeira (Elexa Bahr) sin dal primo minuto: "Abbiamo
resettato le tre sconfitte di fila, bisogna andare avanti e il
campionato è lungo. Sono partite di cui abbiamo fatto tesoro,
abbiamo analizzato i nostri limiti e le cose su cui dobbiamo
migliorare. Avere i tifosi dalla nostra parte ci dà quella spinta
necessaria in una partita così importante".
Valeria in azione contro il Como
Torna Di Criscio nelle retrovie dopo l'indisponibilità di domenica scorsa (assenza che nel mio essere assorbito da varie cose di cui scrivere, aimé dimenticai di citare), e nuovamente sono 22 le convocate per questa partita (escluse Giacobbo, e naturalmente Di Bari e Rigaglia), in quella che è l'ennesima conferma dello stato di forma direi ottimale delle nostre sin da inizio stagione, quantomeno per l'appunto in relazione alla tenuta fisica.
Infine, uno sguardo "fugace" sulla nostra situazione di classifica assieme alle altre due squadre che come noi e le emiliane sono nella parte bassa, ovvero Parma e Ternana. Le prime saranno impegnate a Formello contro la Lazio, mentre le seconde hanno perso un paio d'ore fa in casa 0-2 contro la Roma, in una partita che ho guardato interamente, pur senza particolari emozioni, sia perché si è rivelata spigolosa e abbastanza noiosa, sia perché se già solitamente non è da me tifare e godere per le sconfitte altrui, vista la condizione attuale che viviamo sono ancora più focalizzato solo su di noi, piuttosto che sull'impantanamento delle rossoverdi, che tra l'altro oggi in campo hanno messo volontà e mantenuto buoni ritmi praticamente dall'inizio alla fine, se non fosse che sono andate palesando dei problemi di gioco non indifferenti. Detto questo, credo che ne verranno fuori probabilmente con un improvvisa striscia di risultati positivi in un momento della stagione in cui potrebbero rivelarsi particolarmente fastidiosi per noi altre (e le fere sono fastidiose). Si sappia comunque che scrivere di noi come fosse assodato che dovremmo stare in questo giro di ultime squadre a sbatterci per salvarci sul filo del rasoio non è cosa che accetto di buon grado, perché non era e non è scritto da nessuna parte che la nostra storia in questo primo anno di Serie A sarebbe dovuta essere questa e solo questa, ma in ogni caso, ribadisco che quello che a me interessa primariamente sono le prestazioni che dovremmo esprimere di volta in volta, dall'atteggiamento in poi.
Adri
Il Sassuolo prima di affrontare la Lazio lunedì scorso